



VITERBO – Nuove risorse, studi sul bilancio idrico, interventi per contrastare il trasporto dei sedimenti e dei nutrienti nel lago, ammodernamento delle opere di regolazione delle acque e sistemi di monitoraggio da remoto. Sono questi alcuni degli interventi illustrati questa mattina allo Spazio Attivo–Lazio Innova di via Faul, a Viterbo, durante la conferenza stampa dedicata al futuro del Lago di Vico e dell’area dei Monti Cimini.
All’incontro hanno partecipato il commissario straordinario nazionale per la siccità e capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, il presidente dell’Ente Monti Cimini Alessandro Pontuale, il direttore Eugenio Monaco, l’onorevole Mauro Rotelli, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Lazio Daniele Sabatini e il presidente della Commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio Giulio Zelli.
Al centro della conferenza una situazione ambientale complessa, aggravata dai ripetuti e incessanti cambiamenti climatici e dalla riduzione delle precipitazioni, che rende necessario un intervento strutturale sul bacino lacustre.

Ciciliano: 'Il Lago di Vico è un sistema fragile che va tutelato'
Il commissario Fabio Ciciliano ha sottolineato la particolare complessità del bacino di Vico, lago di origine vulcanica caratterizzato da tempi di ricambio idrico molto lunghi e alimentato prevalentemente dalle precipitazioni.
La riduzione della disponibilità d'acqua, l'utilizzo della risorsa per le attività agricole, il fenomeno del ruscellamento e l'apporto di sedimenti e nutrienti rappresentano, secondo quanto emerso durante l'incontro, alcuni dei principali elementi sui quali intervenire.
'Quando gli ambienti diventano fragili è necessario prendersene cura in maniera stabile', ha spiegato Ciciliano, evidenziando la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale. L'obiettivo, ha aggiunto, deve essere quello di affiancare alla risposta alle emergenze una programmazione ordinaria capace di garantire nel tempo la tutela del territorio.
Tra le priorità indicate figura la prevenzione dell'interramento dello specchio d'acqua, attraverso interventi finalizzati a ridurre il trasporto di terreno verso il lago. Particolare attenzione sarà inoltre dedicata allo studio del bilancio idrico, ritenuto indispensabile per comprendere l'effettiva disponibilità della risorsa e programmare correttamente gli interventi futuri.
Previsti anche sistemi di sedimentazione, opere di fitodepurazione e interventi per la gestione delle acque meteoriche, oltre all'ammodernamento dei sistemi di regolazione e controllo delle acque e all'introduzione di tecnologie per il monitoraggio da remoto.

Tre milioni di euro per gli interventi
Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla conferenza riguarda le risorse destinate al territorio. Per gli interventi legati al bacino di Vico sono stati indicati finanziamenti statali per circa 3 milioni di euro, ai quali si aggiungono risorse regionali, tra cui 500 mila euro stanziati dalla Regione Lazio e ulteriori 320 mila euro destinati alle riserve naturali.
Per l'Ente Monti Cimini si apre ora la fase della progettazione e della concreta realizzazione delle opere.
Il presidente Alessandro Pontuale ha ricordato come il percorso sia stato avviato anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato del marzo 2024, che ha imposto alle istituzioni competenti di intervenire sul degrado dell'area e di procedere al risanamento del sito.
Pontuale ha voluto però precisare un aspetto: 'Il Lago di Vico non è inquinato'. La problematica, ha spiegato, riguarda piuttosto una condizione di degrado ambientale legata all'equilibrio complessivo del bacino, alla qualità delle acque, all'apporto di nutrienti e sedimenti e alla progressiva perdita di biodiversità.

Il nodo del rapporto con l'agricoltura
Uno dei temi centrali emersi durante l'incontro è stato il rapporto tra tutela ambientale e attività agricole, in particolare la coltivazione del nocciolo, elemento caratterizzante dell'economia dei Monti Cimini.
Il direttore dell'Ente Monti Cimini, Eugenio Monaco, ha sottolineato la necessità di coinvolgere direttamente gli agricoltori nella realizzazione degli interventi.
Tra le soluzioni prospettate figurano opere di mitigazione a basso impatto, come il recupero dei muretti a secco e di altri elementi del reticolo storico del territorio, che possono contribuire a rallentare il deflusso delle acque e a limitare il trasporto di terreno e nutrienti verso il lago.
'Non vogliamo mandare via l'indotto della nocciola, vogliamo conviverci', è stato il concetto ribadito da Monaco, evidenziando la necessità di trovare un equilibrio tra la salvaguardia della risorsa idrica e la tutela delle attività economiche locali.
Il direttore ha inoltre annunciato l'intenzione di procedere rapidamente con le prime attività progettuali, a partire dallo studio del bilancio idrico e dagli interventi di contenimento dei sedimenti, anche attraverso sistemi di gabbioni e bacini di sedimentazione.

Sberna: l'Europa guarda alla gestione dell'acqua
Nel corso della conferenza è stata sottolineata anche la dimensione europea della questione idrica.
La vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha ricordato il lavoro svolto a Bruxelles sulla strategia europea per la resilienza idrica e la necessità di tenere conto delle caratteristiche specifiche dei diversi territori.
'Non si può immaginare una strategia omogenea', ha evidenziato Sberna, sottolineando come territori vulcanici come quello dei Monti Cimini presentino caratteristiche differenti rispetto ad altre aree europee.
La vicepresidente ha inoltre richiamato il lavoro in corso sulla riforma del meccanismo europeo di protezione civile, indicando l'esperienza italiana come un modello al quale guardare, soprattutto per quanto riguarda prevenzione, organizzazione e capacità di intervento.

Zelli: 'Dobbiamo trovare il giusto equilibrio'
Anche Giulio Zelli ha ribadito la necessità di intervenire rapidamente. Il problema, ha spiegato, non può essere affrontato soltanto dal punto di vista ambientale, ma deve tenere insieme tutela della biodiversità, agricoltura, turismo e attività economiche.
'Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra la parte produttiva agricola e la tutela del territorio', è stato il messaggio del presidente della Commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio.
Zelli ha ricordato inoltre le risorse già messe a disposizione dalla Regione e l'importanza di rafforzare le strutture tecniche che dovranno seguire la progettazione e la realizzazione degli interventi.

Rotelli e Sabatini: 'La filiera istituzionale si è attivata'
L'onorevole Mauro Rotelli ed il consigliere regionale Daniele Sabatini hanno definito particolarmente significativo il lavoro svolto in questi mesi, sottolineando la collaborazione tra livello nazionale, Regione Lazio, enti territoriali e strutture tecniche.
'Di fronte a una sentenza particolarmente delicata, che fotografa una situazione di particolare disagio del nostro territorio, la filiera istituzionale si è attivata', ha sottolineato Sabatini.
Secondo il parlamentare, la presenza del commissario nazionale per la siccità rappresenta un passaggio importante per trasformare gli studi e le esigenze del territorio in interventi concreti.
Rotelli ha inoltre annunciato l'idea di avviare un percorso più ampio dedicato alla gestione della risorsa idrica, sul modello degli Stati generali già organizzati per infrastrutture e trasporti.

Dalla progettazione ai cantieri
Il punto sul quale tutti i relatori hanno insistito è ora la necessità di passare rapidamente dalle analisi alla realizzazione delle opere.
Lo studio del bilancio idrico dovrà fornire dati scientifici aggiornati per stabilire come viene alimentato il bacino e come viene utilizzata la risorsa. Parallelamente dovranno essere realizzati gli interventi per limitare il ruscellamento, trattenere i sedimenti e ridurre l'apporto di nutrienti nel lago.
Previsto anche il potenziamento del sistema di controllo in località Abboccatore, l'opera di chiuse che regola il deflusso delle acque, attraverso strumenti tecnologici che consentano il monitoraggio e la gestione da remoto.
Il percorso, dunque, è appena iniziato. La sfida sarà trasformare le risorse stanziate e i progetti già individuati in cantieri effettivamente operativi, con il coinvolgimento di istituzioni, enti locali, università, associazioni ambientaliste e mondo agricolo.
L'obiettivo dichiarato è uno solo: proteggere il Lago di Vico senza penalizzare il territorio che vive intorno al lago, costruendo un modello di gestione capace di affrontare i cambiamenti climatici e garantire nel tempo la tutela di una delle aree naturalistiche più importanti della Tuscia.