ANNO 16 n° 110
Lago di Vico, allarme ambientale: diffida alle istituzioni per rischio eutrofizzazione
Chiesti interventi urgenti su inquinamento e qualità dell’acqua: “Pericolo per salute e ambiente”
20/04/2026 - 07:02

RONCIGLIONE – Torna al centro dell’attenzione la situazione ambientale del Lago di Vico, dove i dati relativi al primo trimestre 2026 evidenziano criticità definite “gravi e persistenti”. Una diffida formale è stata indirizzata alle principali autorità competenti, con richiesta di interventi immediati per contrastare il deterioramento dell’ecosistema e tutelare la salute pubblica.

Al centro delle preoccupazioni vi è l’elevata presenza di fosforo nelle acque, fenomeno collegato alla pressione agricola, in particolare alle monoculture intensive di noccioleti. Una condizione che sta favorendo processi avanzati di eutrofizzazione, con conseguente proliferazione algale e presenza di microcistine, sostanze potenzialmente tossiche.

Secondo quanto segnalato, la situazione rischia di compromettere non solo l’equilibrio naturale del lago, ma anche la qualità delle acque destinate al consumo umano. Da qui il richiamo a diverse normative nazionali ed europee in materia di tutela ambientale e sanitaria, tra cui il decreto legislativo 152/2006 e le direttive europee sulla qualità delle acque.

La diffida coinvolge più enti, ciascuno chiamato a intervenire per le proprie competenze. Al Comune di Ronciglione viene chiesta l’adozione di ordinanze restrittive sull’uso di fertilizzanti e fitofarmaci nel bacino idrografico. All’ASL di Viterbo si sollecita la pubblicazione trasparente dei dati relativi a microcistine, arsenico e metalli pesanti.

Ai Carabinieri Forestali viene richiesto un rafforzamento dei controlli sul rispetto delle norme ambientali durante i trattamenti agricoli, mentre a Talete S.p.A. si chiede chiarezza sulla qualità dell’acqua distribuita e sulle eventuali misure di trattamento adottate. Infine, alla Regione Lazio si sollecita l’attuazione immediata delle disposizioni previste da una recente sentenza del Consiglio di Stato.

Nel documento si evidenzia inoltre che il mancato intervento potrebbe configurare responsabilità amministrative e penali, con la possibilità di segnalazioni alla Procura della Repubblica.






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