ANNO 16 n° 273
L'addio a Borgonovo tra applausi e lacrime
02/07/2013 - 09:34

Ogni attaccante che si rispetti ha il suo coro. E quello di Stefano Borgonovo, 'BorgoGol, BorgoGol', ha risuonato a Giussano assieme alle campane della chiesa Santi Filippo e Giacomo, dove oltre tremila persone hanno dato l'ultimo saluto all'ex calciatore, morto a 49 anni di Sclerosi laterale amiotrofica dopo una lunga battaglia. Presto, ha promesso il sindaco del comune brianzolo, Gian Paolo Riva, sarà intitolato a Borgonovo il centro sportivo dove l'ex attaccante di Como, Milan e Fiorentina ha mosso i suoi primi passi da calciatore e dove ha allenato i giovani della Vis Nova, la squadra locale.

 

Le loro tute biancoverdi hanno riempito la chiesa con parenti, amici di Borgonovo, tante persone comuni, tifosi delle squadre dove ha giocato, e numerosi volti del mondo del calcio. Allegri è passato in mattinata alla camera ardente per far sentire la sua vicinanza alla moglie Chantal e ai quattro figli. Uefa e Fifa hanno mandato corone di fiori, alla cerimonia hanno partecipato il n.2 della Federcalcio Tavecchio, il dg della Lega di serie A Brunelli, il presidente del Coni lombardo Marzorati, il dg della Juventus Marotta, il dt del Milan Braida, l'ad della Fiorentina Mencucci, il capitano Pasqual, il dg dell'Atalanta Marino, e poi tanti ex compagni e avversari di 'Borgogol', da Tassotti a Galli, passando per Antognoni.

 

Ferrara non dimenticherà mai le sue 'mail toccanti', in particolare una ricevuta dopo un esonero: ''Sono contento', scrisse. Non voleva più vedermi poco allegro. Mi è stato vicino in un momento in cui di solito spariscono tutti'.

 

Per Tacconi è invece indelebile il gol che gli ha rifilato Borgonovo al 90' di un Fiorentina-Juventus del 1989. 'Era un ragazzo d'oro, bisogna continuare a parlare della Sla', nota Paolo Maldini, e all'unisono con Franco Baresi promette di aiutare la Fondazione Borgonovo, come ha fatto l'Inter in questi giorni di lutto. Ma servirà anche altro per sostenere la ricerca sulla Sla.

 

'Spero che in futuro ci siano investimenti maggiori da parte dell'industria farmaceutica - si è augurato Arrigo Sacchi -, una malattia che non coinvolge tante persone ma porta alla morte peggiore'. Tanto terribile che ci si può porre il dubbio: vivere o morire? 'Certo che voglio andare avanti, la domanda è stupida', è la risposta di Borgonovo nella sua autobiografia citata nell'omelia da don Norberto Donghi che, guardando verso la bara su cui era posata una maglia della Fiorentina, ha sottolineato come 'mentre venivano meno le forze fisiche di Stefano aumentava la sua forza interiore. Grazie a Stefano molti malati hanno smesso di sentirsi soli'.

ansa.it






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