ANNO 16 n° 275
La «brutta serata» di Obama
11/10/2012 - 09:40

«Sono stato troppo educato». È l'autocritica di Barack Obama su quella che lo stesso presidente degli Stati Uniti ha definito «una brutta serata»: il faccia a faccia televisivo con Mitt Romney, dove il candidato repubblicano ha avuto la meglio. Obama ha promesso un approccio più aggressivo per i due dibattiti che rimangono in calendario, prima del voto del 6 novembre. Mentre venerdì notte, ora italiana, toccherà ai due vice, il democratico Joe Biden e il repubblicano Paul Ryan.

IL «DAY AFTER» - La corsa alla Casa Bianca di Romney sembra, da quel 3 ottobre, aver acquistato nuovo slancio. Un sondaggio condotto da Reuters/Ipsos vede il repubblicano al 45% delle preferenze degli elettori, mentre Obama è un punto sotto, al 44%. Anche se negli swing State il distacco è meno deciso, come ha riportato RealClearPolitics.com: i due sarebbero in parità in Florida, mentre Obama sarebbe ancora avanti di un soffio, dello 0,8% e un 0,3% rispettivamente, in Ohio e Virginia. «Il governatore Romney ha avuto una buona serata. Io una cattiva serata», ha ammesso Obama a «Abc World News». «Non è la prima volta che mi capita», ha continuato il presidente, pur sottolineando che gli aspetti di fondo della corsa alla Casa Bianca non sono cambiati e assicurando di credere ancora che sarà lui il vincitore: «Da ragazzo ho fatto tanto sport e continuo a farlo. Se hai fatto una brutta gara, guardi avanti, pensi a quella successiva. E questo ti rende più determinato». Ma per lo staff di Romney non è stata una singola performance a dare il vantaggio ai repubblicani: «Obama non ha avuto una brutta serata, ma quattro brutti anni per cui gli americani hanno sofferto».

L'IMPORTANZA DEI NUMERI DUE - A questo punto tocca a Joe Biden rimettere in asse la corsa democratica, in un duello tra i numeri due ora salito in primo piano che andrà in scena venerdì notte dal Centre College di Danville, Kentucky. «Già sappiamo che Joe ci attaccherà su tutta la linea: la loro nuova strategia è darci dei bugiardi e gettarci fango addosso», ha detto Paul Ryan, che spera di assestare un secondo e decisivo colpo ai democratici. L'esito del faccia a faccia tra i vice influenzerà il secondo dibattito tra Obama e Romney (martedì 16 ottobre a Hempstead, New York). 

I VICE - Biden e Ryan sono cattolici. E la religione è l'unica cosa che hanno in comune. Il democratico è un politico di esperienza, l'altro una new entry: quando Joe, classe 1942, veniva eletto in Senato per il Delaware nel 1972, Paul aveva due anni. Esperto di dibattiti (18 quelli televisivi in qualità di candidato alla presidenza o vice) è tanto famoso per la conoscenza della politica americana, interna ed estera, quanto per le sue gaffe. Per Ryan, 42 anni, è l'esordio. Il repubblicano è un eroe per i suoi, ma è considerato forse troppo distante dalla larga maggioranza degli americani. «Il vice presidente - ha spiegato il portavoce di Ryan, Brendan Buck - è un politico supernavigato, profondo conoscitore della politica estera come di quella interna. Dopo l'Obama della settimana scorsa, già sappiamo che ci prenderà a cannonate». Nel 2008 Biden non ha mai rivolto attacchi diretti a Sarah Palin nel dibattito, affrontato con successo, con l'allora candidata repubblicana alla vice presidenza. Difficilmente adesso si rivedrà lo stesso copione.

corriere.it






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