ANNO 16 n° 276
La Viterbese spera nell'''effetto Rocchi''
Dopo la lettera ai tifosi, ora tocca ai supporters diventare l'uomo in pił
12/01/2013 - 04:00

di Domenico Savino

VITERBO – Se la lettera scritta a tifosi dai giocatori della Viterbese e da Farris sarà adeguatamente recepita lo si saprà alle 14,30 di domenica quando inizierà la partita contro il FiesoleCadine si potrà fare la conta degli spettatori. In casa gialloblù tutti sperano che l’appello non cada nel vuoto, che l’entusiasmo per anni sopito e vessato dalle tante delusioni possa risvegliarsi creando l’effetto Rocchi.

Quella miscela esplosiva di tifo, calore, amore, passione in grado di diventare il motore propulsore della squadra. Insomma il famoso “dodicesimo” uomo in campo che in questo girone nessuno, a parte Arezzo e Viterbese per storia e blasone, possono vantare. Nel raggruppamento E non ci sono squadre dal passato glorioso fatto di successi e professionismo, a parte qualche rara eccezione appunto.

Si tratta, per lo più, di piccoli centri che vedono la serie D come un traguardo da raggiungere e da difendere con le unghie e con i denti. Lo dimostra l’atteggiamento che molte formazioni hanno al Rocchi sempre propenso alla caccia di un’impresa che può fare rima anche con un pareggio da stampare a caratteri cubitali nella storia di quel club.

Per la Viterbese il discorso è differente: la storia recente è stata costellata di giocatori, di successi e di imprese che l’hanno portata alla ribalta nazionale, di una serie B accarezzata a lungo e sfiorata in un caldo pomeriggio del giugno 2004. Poi è arrivata la dolorosa retrocessione in D e dal 2008 la risalita è sempre stata difficoltosa.

Il professionismo manca alla città: e con esso è venuta meno anche la presenza sugli spalti, piuttosto vuoti. I bianchi gradoni del Rocchi non sono più popolati come un tempo, pochi e sempre gli stessi gli aficionados che dimostrano dedizione alla causa. Lo zoccolo duro non molla, ma  il resto della città è sempre rimasto silente e di  rado si è riversato in massa alo stadio.

Adesso serve uno scatto d’orgoglio anche da parte della tifoseria: serve che ai “soliti” si aggiungano quelli che per tanto (e forse troppo) tempo hanno disertato quei gradoni. Serve che la Viterbese torni a diventare discorso centrale nelle chiacchiere da bar, tra amici, in famiglia. Bisogna ritornare a recuperare e far sventolare sciarpe e bandiere che sono rimaste negli armadi, retaggio di una storia che non c’è più, ma che si può iniziare a riscrivere.

Quest’anno la banda di Farris ci sta provando e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Trenta punti messi in carniere, quarto posto in classifica, l’orizzonte dei play off da blindare e la concreta possibilità di agganciare la vetta distante solo tre lunghezze (e sabato la capolista va a Casacastalda). Anche la società, nonostante le mille difficoltà con cui convive e ha convissuto, ci sta credendo e ha chiesto agli imprenditori uno sforzo per dimostrare vicinanza al progetto.

I tifosi, lo dimostrano le presenze in trasferta, si stanno appassionando e domenica devono affollare il Rocchi. Nel girone di andata, oltre alle manchevolezze della squadra, non c’è stata neanche la giusta spinta dagli spalti. In un girone così equilibrato basta poco per staccare la compagnia e appropriarsi del campionato. E’ sacrosanto che non basta chiamarsi Viterbese per vincere, ma il pubblico è chiamato a crederci per fede e passione. Uniti si vince e questo deve diventare il mantra fino alla fine della stagione.

BORSINO – la squadra nel frattempo continua ad allenarsi agli ordini del tecnico Farris. Contro il FiesoleCaldine gli unici sicuri assenti saranno Travaglione  e Ugolini. Per Pollini si tenterà il recupero in extremis, almeno per la panchina, ma senza ansia dal momento che in mediana i ruoli sono abbastanza coperti da Giannone, Giacnti e Ciogli. Scardini è tornato ad allenarsi dopo l’influenza, si candida per un posto in attacco e si gioca la maglia numero undici con Gubinelli. Difesa pronta con Bellacima al posto di Ugolini e D’Alessio (diffidato) a sinistra; coppia centrale Fapperdue-Ibojo, in porta Riommi.






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