


VITERBO – Si è tenuta, nella mattinata del 29 giugno, un’importante conferenza stampa dove il Vice Questore Roberto D’Amico, capo di Gabinetto e responsabile della comunicazione all’interno della Questura di Viterbo, e Alessandro Tundo, dirigente della squadra mobile di Viterbo, hanno spiegato come la violenza di genere sia una tematica diffusa nel territorio viterbese e che necessita di un approccio multilivello.
“Prendendo spunto da tre episodi che hanno avuto come vittime delle donne e che si sono succeduti a distanza di pochi giorni- dichiara il Vice Questore – è stata organizzata la conferenza stampa per illustrare l’attività svolta dalla Questura di Viterbo per contrastare la violenza di genere e questi comportamenti vessatori nei confronti delle donne. Questi tre eventi, purtroppo, si sommano ad altri episodi relativi alla violenza di genere, indicando che il fenomeno è molto presente nella provincia di Viterbo.
Sotto il profilo preventivo sfruttiamo la normativa che già da diversi anni consente di poter procedere in maniera amministrativa, in questo primo semestre abbiamo avuto 21 decreti di ammonimento nei confronti di altrettanti soggetti che si erano resi autori di comportamenti vessatori e atteggiamenti che hanno danneggiato e offeso le vittime. In alcuni casi sono sfociati in aggressioni fisiche, mentre in altri si parla di violenze di tipo verbale e psicologico.
Abbiamo potuto vedere che è un intervento abbastanza efficace in quanto da una possibilità alla vittima diversa nel procedere per vie giudiziarie. Spesso abbiamo osservato che le vittime hanno difficoltà a denunciare per differenti motivi: giovane età, situazioni familiari, paura di ripercussioni e talvolta anche per dell’affetto che provano nei confronti della persona che ammoniscono. L’istanza di ammonimento è un provvedimento più rapido e semplice rispetto al percorso giudiziario e molte donne l’hanno scelta. Il provvedimento, anche se formale, è importante perché si ammonisce il soggetto, viene invitato in questura e intimato a fermare i comportamenti vessatori e persecutori nei confronti nella vittima.
Ha ripercussioni pratiche – continua D’Amico – ad esempio se l'interessato ha il porto d’armi gli viene sospesa e, se non rispetta le prescrizioni che gli sono state imposte dal questore, incorre nel reato. In questo caso il reato è procedibile d’Ufficio e quindi non è necessaria la querela.”
“La violenza di genere è un fenomeno attuale - afferma Alessandro Tundo - i tre episodi già citati hanno tutti lo stesso filo conduttore: situazioni di disagio familiare che hanno indotto la vittima di turno a presentare denuncia. Una donna di origine moldava ha denunciato le continue percosse subite dal marito in preda ai fumi dell’alcol e che usa la violenza anche in presenza dei figli minori. In altre due situazioni vissute da due giovani coppie differenti, l’uomo, non accettando la fine della relazione sentimentale, ha iniziato a perseguitare la vittima con chiamate, messaggi ed e-mail anche nell’ordine di 150 messaggi al giorno. Questi comportamenti hanno generato nelle vittime una perenne paura e sensazione di pericolo e hanno deciso di esporre formalmente la denuncia per porre fine a questa situazione; sono iniziate le attività d’indagine e sono state emesse due misure cautelari per i due ragazzi con conseguente divieto di comunicazione con la parte offesa con qualsiasi mezzo.

La violenza nei confronti delle persone vulnerabili è un crimine odioso e richiede il necessario contributo di più soggetti istituzionali. Per questo mando il mio più sentito ringraziamento agli uomini e alle donne della squadra mobile, il cui impegno giornaliero è fondamentale non solo per la sicurezza delle vittime, ma anche per entrare in sintonia sul lato umano con persone che stanno vivendo un incubo.”
Tundo ha evidenziato come il fenomeno della violenza di genere sia multidisciplinare mettendo in risalto, attraverso i propri ringraziamenti, le varie istituzioni con cui la Polizia collabora come la Procura della Repubblica, i centri antiviolenza e le scuole. “Fondamentale è il contributo degli operatori sanitari dell’ospedale Belcolle – spiega – quando le vittime si recano al pronto soccorso per delle ferite che vengono dichiarate accidentali, è solo grazie all’occhio attento e alla prontezza dell’operatore se vengono individuate dei possibili casi di maltrattamento.”