ANNO 16 n° 91
La Tuscia si ribella all'invasione delle rinnovabili
Istituzioni e agricoltori uniti contro la speculazione energetica che minaccia il paesaggio
Serena
30/03/2026 - 07:03
di Serena D'Ascanio

MONTEFIASCONE - Un grido d'allarme corale e trasversale si è levato dal cuore della Tuscia. Istituzioni, associazioni di categoria e cittadini si sono riuniti in un'assemblea senza precedenti, promossa dal Comitato Rinnovabili Tuscia, per denunciare quello che definiscono un vero e proprio 'assalto' al territorio da parte dei grandi impianti eolici e fotovoltaici. La provincia di Viterbo, secondo i dati emersi, contribuisce già per circa l'80% alla produzione da fonti rinnovabili del Lazio: un carico sproporzionato che rischia di trasformare definitivamente la zona in una piattaforma industriale energetica.

Il paesaggio della Tuscia porta già i segni profondi di questa transizione non governata. Le 'superfici di silicio' hanno già compromesso la campagna intorno a Montalto di Castro, mentre le pale eoliche che svettano tra Canino e Scansano rappresentano solo l'inizio. Oggi la minaccia si fa più imponente: decine di aerogeneratori giganti da 200 metri puntano a insediarsi vicino a Ischia di Castro e al Lago di Bolsena, mettendo a rischio un patrimonio naturale e turistico unico al mondo.

L'incontro è stato coordinato da Francesco Pratesi, Presidente di Italia Nostra Toscana e figlio del pioniere dell'ambientalismo Fulco Pratesi. Il suo messaggio è stato netto: la transizione energetica è necessaria, ma non può tradire la tutela del paesaggio.

'Non si può difendere il clima distruggendo i luoghi che rendono unico il nostro Paese.'

La forza della protesta risiede nella sua ampiezza. Al tavolo sedevano i sindaci di Bolsena, Bagnoregio, Montalto di Castro, Ischia di Castro e Farnese, insieme al Presidente della Provincia Alessandro Romoli. Il fronte politico si è mostrato unito con la presenza di consiglieri di maggioranza e opposizione, come Daniele Sabatini (Presidente Commissione Ambiente) ed Enrico Panunzi.

Anche il mondo produttivo ha fatto sentire la sua voce attraverso Confagricoltura, Coldiretti e CIA, unite nel denunciare come la pressione degli impianti stia drogando il mercato dei terreni, rendendo impossibile l'accesso alla terra per i giovani agricoltori e minacciando l'economia rurale e il valore immobiliare.

La coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) ha scardinato la narrazione secondo cui la distruzione del suolo agricolo sarebbe un 'male necessario'. Esistono soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 senza consumare un solo ettaro di terra vergine:

  • Tetti e capannoni: Utilizzo sistematico delle superfici industriali esistenti.

  • Infrastrutture: Copertura di parcheggi e aree di sosta.

  • Aree degradate: Recupero di siti già compromessi o abbandonati.

L'appello alla Regione Lazio

Il punto di caduta della mobilitazione è la prossima legge regionale sulle aree idonee, attesa entro maggio. La richiesta della Tuscia alla politica è chiara:

  1. Stop alla concentrazione: Evitare che il Viterbese continui a essere l'unica 'servitù energetica' della regione.

  2. Tutela dei criteri: Introdurre vincoli stringenti per salvaguardare agricoltura e turismo.

  3. Equità territoriale: Garantire un reale burden sharing (ripartizione del carico) tra tutte le province del Lazio.

La mobilitazione non si ferma qui: l'obiettivo è costruire una risposta unitaria e permanente per impedire che la Tuscia venga sacrificata sull'altare di una speculazione che non porta benefici reali alle comunità locali.




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