ANNO 16 n° 272
La Tuscia si regge
sul Medio Oriente
Determinante per le aziende viterbesi la domanda dai mercati extraeuropei
24/03/2015 - 13:04

VITERBO - Una Tuscia in stallo, dove i segnali postivi che erano arrivati nella prima parte del 2014 non si sono trasformati, nei sei mesi successivi, in certezze. Questa la sintesi generale dell'indagine congiunturale svolta dalla Federlazio, associazione delle piccole e medie imprese laziali, presentata stamani a Viterbo nella sede di via Sacchi dal presidente Giovanni Callisti, dal direttore Giuseppe Crea e dal responsabile del servizio sindacale Mario Adduci.

''L'economia provinciale si regge principalmente grazie all'export verso Paesi non appartenenti all'Unione Europea - spiega Crea - come Cina e India. C'è stato un miglioramento della produzione, ma è legato quasi esclusivamente a questi mercati. La domanda interna, invece, resta asfittica''.

Svolta su un campione di 350 aziende della Regione, di cui 46 del territorio viterbese, l'indagine di Federlazio conferma dunque una ripresa della produzione grazie all'export verso l'Oriente, ma ancora frenata da una domanda interna insufficiente: ''L'impatto dei famosi 80 euro del governo Renzi è stato nullo - continua Crea - e tra gli imprenditori viterbesi continua a prevalere un certo pessimismo per il futuro, anche se in forma meno accentuata''. Una sensazione confermata da quel 58,2% di imprenditori che ha dichiarato di ''non intravedere alcuna via d'uscita''.

Gli ostacoli che le aziende viterbesi trovano lungo il loro cammino sono sempre gli stessi: la pressione fiscale (vero e proprio vincolo per il 31,6% degli intervistati), il costo del lavoro, una burocrazia troppo lenta e complessa. Si attendono ora gli effetti del Jobs Act, ma per sfruttare al massimo l'occasione è necessario, prima, riassorbire alcune criticità. Gli sgravi previsti dal nuovo provvedimento del governo, infatti, sono rivolti alle aziende che non ricorrono agli ammortizzatori sociali. E nel viterbese, i numeri relativi alla cassa integrazione sono in crescita: +4,4% per quella ordinaria, addirittura +120% per quella straordinaria,

''Il Jobs Act è un provvedimento importante - commenta Callisti - la sensazione è che alla fine verrà fuori qualcosa di positivo, anche se non sappiamo ancora quanto. Ma da solo questo intervento non basta. La crisi è iniziata nell'ottobre 2008 e ancora oggi non si vedono segnali di una ripresa definitiva. Gli imprenditori si sentono abbandonati dalle istituzioni, dalla politica. Pensiamo alla grande incertezza intorno al problema del termalismo: sono state fatte tante richieste, anche a mezzo stampa. Dall'amministrazione nessuna risposta. La paura è che non sappiano proprio cosa fare''.

Le previsioni per il 2015 non sono del tutto ottimiste: gli intervistati si aspettano un trend simile all'attuale, con aumenti di fatturato legati soltanto al mercato extraeuropeo. Ci si attende stabilità occupazionale ma senza nuovi assunti, mentre cresce il numero di aziende che si aspettano di investire, passato dal 21,1% della passata rilevazione al 25% attuale. ''La provincia della Tuscia è provata ma ancora reattiva - conclude Callisti - lo testimoniano iniziative come il Museo Temporaneo di Design di Civita Castellana, che celebra la storia di quel comparto. Un nodo strategico è legato allo sviluppo del territorio. Da imprenditori, cerchiamo di vedere il futuro un po' più roseo e meno oscuro''.






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