ANNO 16 n° 274
La Tuscia in ''nero'': omicidi e incendi
Un 2011 segnato da gravi episodi:
dalla strage familiare ai roghi sospetti
25/12/2011 - 04:00

di Alessia Serangeli

VITERBO - Dal giovane padre che si uccide dopo aver sterminato la sua famiglia, all’infermiere capo che abusa di pazienti sedate. Dai due procedimenti giudiziari più eclatanti degli ultimi anni, passando per l’inchiesta Lions che decapita un vero e proprio sodalizio criminale di usurai, fino ad una serie di incendi ai danni di importanti attività commerciali, che costringono le istituzioni a tenere alta la guardia contro il radicarsi di fenomeni criminosi sul territorio viterbese. Questa, in estrema sintesi, la cronaca dell’anno che sta volgendo al termine.

8 MARZO - VITERBO

Violenza in corsia, paziente stuprata da infermiere

Giovanni Piergentili, infermiere capo degli ambulatori dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana, finisce in carcere con l’accusa di aver abusato sessualmente di una paziente anestetizzata. E’ l’8 marzo, proprio il giorno in cui si celebra la festa delle donne. L’operazione viene condotta dagli uomini della Squadra mobile che, qualche settimana più tardi, riescono a rompere la cortina di silenzio che circonda la faccenda: nuove vittime escono allo scoperto e la posizione giudiziaria di Piergentili si aggrava. L’uomo, sposato padre di due figli e residente a Sant’Oreste, sarà giudicato con rito abbreviato e condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione dal gip Franca Marinelli il 27 ottobre. 

10 MARZO – ACQUAPENDENTE

Uccide moglie e figlio e si toglie la vita

Uccide la moglie Tamara Sperandini e il figlioletto Francesco di quattro anni appena con un martello. Li colpisce più e più volte fino a fracassare loro il cranio. Poi, con un coltello da cucina, si taglia le vene, si china sopra i corpi ormai senza vita di Tamara e Francesco e si infligge il corpo mortale alla gola. Una mattanza familiare che lascia sgomenti gli stessi inquirenti per l’efferatezza con cui viene compiuta. Sulle prime, nessuno pare spiegarsi cosa abbia spinto Imo Seri (40 anni) titolare di un bar-pizzeria nei pressi di piazza della Costituente, a sterminare la sua famiglia. Poi, come sempre accade in casi analoghi, iniziano ad irrompere sulla scena criminis gli scheletri nascosti nell’armadio. E si scopre di quella relazione extraconiugale che Seri aveva da tempo con una cugina della moglie. Relazione di cui tutti, compresa Tamara, ad Acquapendente sono a conoscenza. E si scopre anche che l’uomo, dopo aver avuto un rapporto occasionale con un’altra donna, era terrorizzato dall’idea di aver contratto il virus Hcv (una grave forma di epatite) e di averlo trasmesso alla moglie e al loro bambino, nonostante le rassicurazioni del medico cui si era rivolto. Un fardello troppo pesante che scatena la furia omicida del ristoratore.

31 MARZO – VITERBO

Delitto Rizzello, si apre il processo

Dopo il “giallo di Gradoli”, quello sull’omicidio della giovane mamma Marcella Rizzello uccisa a coltellate il 3 febbraio 2010 davanti alla sua bambina di quattordici mesi, è sicuramente il procedimento giudiziario più seguito dalle cronache viterbesi negli ultimi anni. Sul banco degli imputati ci sono il napoletano Giorgio De Vito e la sua ex convivente polacca Mariola Henrijka Michta. Diciotto anni di reclusione, tre di libertà vigilata più l’interdizione dai pubblici uffici sarà la sentenza di condanna emessa l’11 aprile per la Michta, “colpevole di concorso in omicidio”. Sei mesi più tardi il colpo di scena: “la polacca non era sul luogo del delitto ma al Cto Alesini di Roma per una visita medica”. Così gli avvocati di parte civile dopo aver depositato agli atti il referto ospedaliero. Mentre il suo legale è intenzionato a presentare ricorso in Appello, prosegue il processo a carico di De Vito. L’uomo, dichiarato “capace di intendere e di volere” dai consulenti che lo hanno sottoposto a perizia psichiatrica, ha deposto il 9 dicembre. Per quasi quattro ore ininterrotte ha fornito la sua versione dei fatti, dichiarandosi innocente e completamente estraneo ai fatti.

13 MAGGIO – VITERBO

Giallo di Gradoli, carcere a vita per gli amanti diabolici

Dopo un anno esatto dall’inizio del processo e oltre tre ore di camera di consiglio, la Corte d’assise di Viterbo emette il verdetto e condanna gli imputati Paolo Esposito ed Ala Ceoban all’ergastolo per il duplice omicidio di Tatiana Ceoban e della figlia Elena. Il collegio difensivo sta preparando il ricorso in Appello.

10 SETTEMBRE – BOLSENA

Operazione Lions, scacco a banda di usurai

E’ da un episodio di estorsione che i carabinieri riescono a decapitare un sodalizio criminale composto da personaggi spregiudicati e senza scrupoli. Spaccio, furti, usura, minaccia, detenzione illegale di armi da fuoco e ricettazione di opere d’arte sono i reati contestati alle undici persone che all’alba del 10 settembre vengono ammanettate e tradotte nel penitenziario viterbese. Il blitz dell’Arma dei carabinieri, che vede impegnati più di ottanta militari e unità cinofile, interessa i comuni viterbesi di Bolsena, Soriano nel Cimino, Gradoli e Vetralla; ma anche le province di Pavia Terni, Grossetto, La Spezia e Massa Carrara. Attualmente l’inchiesta, denominata Lions, è ancora in corso.

29 NOVEMBRE –VITERBO

Incendio rade al suolo Mondo Convenienza

Sei incendi in cinque mesi ai danni di attività commerciali sono troppi per essere casuali, nonostante i rispettivi titolari garantiscano di non aver mai ricevuto minacce né richieste di pizzo. Ad aprire la (sospetta) sequenza, il 18 maggio, il rogo che distrugge il supermercato Sigma di via Monte Nevoso; a seguire, l’8 ottobre, un altro incendio nel negozio di vendite online Ebay in via SS Maria Liberatrice; tre giorni più tardi all’ex cinema Metropolitan, giusto in procinto di essere trasformato in centro commerciale. Ancora: l’11 novembre le fiamme divorano e distruggono lo stabilimento tipografico della Union Printing. Il 29 novembre l’ultimo (per il momento) colossale incendio che rade al suolo il capannone di Mondo Convenienza. Mentre il presidente della Commissione sicurezza e lotta alla criminalità della Regione Lazio, Filiberto Zaratti, ha informato il sostituto procuratore nazionale antimafia, Diana De Martino, chiedendo “massima attenzione per il territorio viterbese”, la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti.






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