

di Flavia Ludovisi
VITERBO – ''Tuscia viterbese: 10 cantine, 10 fotografie e 10 assaggi imperdibili. E’ record''. Questo è il titolo del nuovo pezzo del blogger Massimo Andreucci sul portale Intravino.com, definito ''il wine blog italiano di un certo livello''. Ma non si discute solo di vini e cantine. L’articolo in questione, infatti, è una specie di tour guidato sulle meraviglie della Tuscia, un vademecum per il turista omnicomprensivo: cosa bere, dove e cosa mangiare e infine cosa visitare. Le migliori cantine, sì, ma anche le prelibatezze più succulenti di tutto il territorio, un breve calendario degli eventi più significativi e, infine, una decina di posti che vale davvero la pena visitare. Certo, non c’è tutto, altrimenti avrebbe dovuto scrivere un’enciclopedia.
Nella lista dei produttori di vini imperdibili figurano tra gli altri Mottura di Civitella d’Agliano, Trappolini e Trebotti di Castiglione in Teverina, San Giovenale di Blera, Pacchiarotti di Grotte di Castro, la tenuta Ronci di Blera e le Trappiste di Vitorchiano. “Sì, sono suore, ma che ci posso fare se il loro Coenobium Bianco non è proprio da buttare? Merito di un tale che si chiama Paolo Bea? Forse'', scrive Andreucci. Ma mica si può solo bere. Tra ''gli assaggi che vi rimetteranno al mondo'' c’è la mozzarella di Cioffi, la susianella di Stefanoni, la focaccia del forno Biscetti a La Quercia, l’olio dop di Canino e la nellina dei Cimini. Roba che solo a scriverla fa venire un certo langurino.
Ma tra un bicchiere e un assaggino, come perdersi una delle tante manifestazioni che offre la Tuscia per il periodo estivo? A parte i ricchissimi programmi di Caffeina e delle feste del vino, l’autore segnale gli aperitivi in barca (''Si parte ogni giovedì dal porto di Bolsena alle 17,30, destinazione isola Bisentina, in compagnia di un produttore locale di vini e di uno di prelibatezze gastronomiche. Se non vi siete abbuffati, arrivati all’isola ci scappa anche un tuffo''.) e Volcanic Wines, a Montefiascone, Pitigliano e Orvieto dal 4 al 6 luglio, ''una manifestazione che raccoglie i vini di tutti i territori vulcanici della penisola e che ogni anno riesce sempre meglio. Quest’anno ci sono almeno 80 produttori'', scrive Andreucci.
Eccoci ora alla parte culturale del tour, perché ''bevete quanto vi pare, ma non tornate a casa senza queste fotografie sul cellulare'', consiglia il blogger. Meritano villa Lante, palazzo Farnese di Caprarola, la cupola di Montefiascone, il parco dei mostri di Bomarzo, il teatro romano di Ferento, l’isola Bisentina, Civita di Bagnoregio, le terme di Viterbo, il parco naturalistico di Vulci e la riserva del lago di Vico. Una top ten da brividi, anche se non completa. L’autore chiede venia e invita quindi i lettori puntigliosi ad aggiungere nei commenti le altre meraviglie da visitare. E si aggiungono alla lista il borgo di Chia, la torre di Nepi e il quartiere medievale del capoluogo.
Ma a parte il viaggio nella Tuscia da bere, da mangiare e da visitare, c’è una riflessione che colpisce e che andrebbe rispolverata ogni volta che vien fuori questa tendenza insopportabile di criticare sempre tutto. Sono cinque anni che l’autore del pezzo vive da queste parti, troppo pochi per definirlo viterbese ma abbastanza per farsi un’idea chiara della della zona. ''Dieci, venti anni fa (Viterbo) non era così. Giuro. La città era la stessa, ma benestante e avvilita. Alla sera scattava il coprifuoco e la caserma traboccava orde di militari in libera uscita. I civili allora riparavano su nei monti, a consolarsi coi vini nazionalpopolari dei cantinoni: tutti simili, tutti più o meno imbevibili. L’estate a quei tempi era una nube di polvere che non se ne andava mai. Ora invece c’è nuova uva in fermento. Ogni sera c’è un nuovo vino da assaporare. Una nuova bottiglia dall’etichetta stramba e coloratissima. L’occupazione militare è terminata. Mai più ronde. C’è voglia di fare festa''. Si parla di vino, certo, ma se si allargasse un po' la prospettiva, qualcuno potrebbe forse dargli torto?