

di Massimiliano Morelli
Ho parlato in questi giorni con due sindaci uscenti del viterbese, due sindaci apprezzati dai rispettivi concittadini, due che hanno capito nel corso delle esperienze amministrative che ancor prima di ricoprire il ruolo di cittadino in maniera istituzionale, hanno il compito di parlare con la gente.
Due paesi diversi fra loro, due sindaci con caratteri diametralmente opposti, se è vero che uno prova dispiacere nel doversi togliere la fascia da sindaco, l’altro si sente in dovere di lasciare il passo ai giovani. Due attestati di rispetto nei confronti di chi li ha votati, di chi non l’ha fatto, di chi in loro ha trovato una valvola di sfogo per problemi di varia umanità, a cominciare da quelli dettati dalla pandemia.
Perché la politica nei piccoli centri è diversa, il rapporto umano è alla base delle regole; e provo a sottolinearlo con estrema semplicità e rispetto dei ruoli dopo aver vissuto a lungo la politica romana, laddove il sindaco gira con i guardaspalle e resta persona inavvicinabile. Ecco, colpisce il fatto che per lo stesso ruolo la stretta di mano rappresenti significati diversi.
Da una parte diventa un contatto casuale, spesso usato per l’istantanea da postare sui social, quasi il sindaco venga considerato un vip del pallone o del mondo dello spettacolo. Dall’altra, quella stretta di mano significa “fiducia”. Quella che serve una vita per ottenerla, ma basta un amen per perderla.