

Si apre venerdì sera (15 luglio) con “Carmen” la stagione 2011 al Teatro romano di Ferento con un cartellone pieno di spettacoli di grande spessore, ma anche un nuovo look per l’antico sito a pochi chilometri di Viterbo, grazie all’impegno di Unindustria Confindustria Viterbo che supporta Consorzio Teatro Tuscia diretto da Patrizia Natale.
Più illuminazione, nuove sedie per la platea, nuovi cuscini per gli spettatori che affolleranno le “antiche pietre” di un sito che continua ad esercitare il proprio fascino. Un’immagine totalmente rinnovata di Ferento che si completa con un secondo parcheggio custodito, un accesso più godibile grazie allestimento di un portale e un’accoglienza offerta da uno staff di hostess e personale professionistico.
“Manteniamo l’impegno assunto di rendere più agevole l’arrivo a Ferento e di fornire maggiori servizi a tutti coloro che frequenteranno il bellissimo teatro antico” dichiara Domenico Merlani, presidente di Unindustria Viterbo.
“Carmen” di Luciano Cannito con Rossella Brescia
Ad aprire la stagione domani sera alle 21,15 uno spettacolo “campione d’incassi” con un cast d’eccezione: “Carmen”, coreografato da Luciano Cannito con Rossella Brescia e Josè Perez.
Un gruppo di profughi sbarca a Lampedusa dopo un viaggio allucinante, sfruttati dallo scafista-“Escamillo” e braccati dalle forze dell’ordine comandate dal severo carabiniere “Don Josè”.
L’amore travolgente tra Carmen e Don Josè, il tentativo di quest’ultimo di piegare il fiero spirito ribelle della sua amata ad una vita perbene, fatta di routine, belle passeggiate e tanta televisione.
La passione si trasforma in noia, solitudine, angoscia. Carmen, non sa e non può vivere in una gabbia di mediocrità.
Fugge e torna dai suoi amici al campo profughi. Fugge tra le braccia di Escamillo, ben consapevole di quello che l’aspetta…
La potenza della musica di Bizet è riuscita a far diventare il nome “Carmen” un archetipo universale della cultura dell’Occidente. Dire Carmen è un po’ come dire passione estrema, voluttà, forza e istinto.Carmen è il sole dei Sud, la felice disperazione di possedere solo se stessi e la propria libertà.
“La mia Carmen è forse semplicemente questo – dice Luciano Cannito - Immaginata nell’isola di Lampedusa, isola del Sud per la ricca e annoiata Europa, mitico Nord per centinaia di disperati e profughi in fuga chissà da dove e chissà per quanto tempo. Storie, del resto, sotto i nostri occhi dalla mattina alla sera. Carmen può essere oggi una sudanese, una kurda, un’afghana, una kosovara, una pakistana, e non ha paura di rischiare tutto per la propria libertà. E’ una giovane donna che, come una leonessa, sa di possedere forza, bellezza, potenza e libertà. Carmen sa di essere ricca di quella ricchezza che non si può comprare. E’ invece l’uomo-Don Josè ad essere un poveraccio imbrigliato nella sua burocratica e sicura armatura di maschio occidentale ad avere tutto da perdere contro chi non ha nulla da perdere. E poi c’è l’Escamillo dell’Opera di Bizet. Il grande torero. Il “macho”, diremmo noi oggi. Straordinario ritratto anche questo, di personaggio archetipo. L’uomo del successo, l’uomo della gloria effimera. Tutto sommato l’uomo della superficialità”.