

VITERBO - Duecentoventisei persone con patologie di tipo psichiatrico, 230 tossicodipendenti, 110 dei quali affetti da malattie infettive, 9 casi casi di Hiv, 77 di epatite C e 24 epatite B. Non è il bollettino dell’ospedale di Belcolle ma la situazione sanitaria del carcere di Mammagialla, ''fotografata'' dalla deputata radicale Rita Bernardini nell'ultima vista ispettiva compiuta nell’istituto di pena di Viterbo. Situazione che la parlamentare ha ''riesumato'' dopo aver appreso dalla stampa la notizia del detenuto gravemente malato che da giorni rifiuta cibo e cure mediche. Le cui condizioni psico-fisiche, secondo i sanitari, non sono compatibili con il regime carcerario.
''Ho motivo di ritenere - ha detto Bernardini - che da allora le condizioni non siano migliorata. Anzi, temo che sotto alcuni aspetti possano essere ulteriormente peggiorata''.
LA SITUAZIONE SANITARIA – Il quadro che emerge dall'ispezione di Bernartini è drammatica, e non solo per le patologie di cui sono affetti oltre la metà dei detenuti, ma anche per la carenza di medici e infermieri. Le circostanze che possono verificarsi sono state ben descritte dal personale interno alla parlamentare: nella casa circondariale c’è un via vai quotidiano di circa 1300 persone tra detenuti, agenti, personale amministrativo, parenti dei detenuti, avvocati, magistrati, volontari e altri. Al mattino sono in attività 2 ambulatori medici per le visite di routine, con una media di circa 70 ad ambulatorio . Il modello organizzativo in atto necessita ha assoluto bisogno di essere integrato con altro personale.
Il numero delle ore dei medici e infermieri a disposizione per l'area sanitaria si è ridotto progressivamente negli anni. Inoltre, la loro attività deve confrontarsi anche con le carenze del personale di polizia penitenziaria. Per quanto concerne il rapporto di collaborazione con l'amministrazione penitenziaria, ai fini di un adeguato funzionamento della complessa organizzazione sanitaria dell'istituto, i medici ritengono indispensabile che il nucleo di polizia penitenziaria per la vigilanza dell'infermeria centrale e degli ambulatori periferici possa contare su un organico fisso non inferiore alle 7 unità rispetto agli attuali 4.
Il potenziamento del settore, fra l'altro, consentirebbe di allargare la fascia pomeridiana di accesso di alcuni specialisti, che al momento non possono protrarsi oltre le 17,30. Vi sono delle giornate in cui nessun agente è disponibile per l'area sanitaria con tutta una serie di conseguenze facilmente immaginabili.
IL SOVRAFFOLLAMENTO – Al momento della visita dell’onorevole Bernardini, i detenuti presenti erano 750 a fronte di una capienza regolamentare di 440 unità. Oggi, invece, sono 745. La differenza, 5 in meno, è dovuta, si fa per dire, al cosiddetto decreto ''svuota carcer'' del ministro della Giustizia Paola Severino.
LA CARENZA DI PERSONALE – Sempre all’epoca della visita della Bernardini, la pianta organica degli agenti di polizia penitenziaria aveva un vuoto di circa 250 unità. Stando agli ultimi dati forniti dai sindacati, gli effettivi in servizio sono 289, a fronte di una previsione di 540. Ovviamente tutti sono ''costretti'' allo straordinario, nonostante il loro sia considerato un lavoro usurante.
Nel carcere ci sono solo 5 educatori e 3 psicologi, un numero evidentemente insufficiente a fare fronte alle esigenze.
Tutto ciò si ripercuote pesantemente sulle attività carcerarie e sulla sicurezza interna. ''Di fatto, a Viterbo – commenta l’onorevole Bernardini -non si fanno attività trattamentali, che invece sono fondamentali per il reinserimento del condannato''.
IL 41 BIS E LA COABITAZIONE – Mammagialla ospita diverse tipologie di detenuti: da quelli sottoposti al 41-bis, il cosiddetto in regime di massima sicurezza, a quelli con condanna definitiva e circa 50 ergastolani. E per chi organizza la sicurezza interna è difficile mantenerle separate. Cosi ci si trova nella situazione paradossale che vede ergastolani ''coabitare'' nella stessa cella con detenuti comuni o addirittura in carcerazione preventiva.
Una situazione peraltro contraria alla legge, in quanto il codice stabilisce che gli ergastolani debbano scontare la pena in istituti appositi, in isolamento notturno e con l'obbligo di lavorare. E proprio il lavoro è un altro punto dolente, solo il 10 per cento dei reclusi infatti lavora, e a rotazione.
''Siamo arrivati al paradosso – conclude Bernardini – che il luogo preposto alla detenzione di chi delinque è di per se stesso fuorilegge. Ovviamente, Viterbo è solo l’emblema di una situazione comune a quasi tutte le carceri italiane''.