

di Massimiliano Morelli
Sono impressionanti, purtroppo in negativo, i numeri della scuola italiana. Secondo una rilevazione del portale Skuola.net, dopo un anno di didattica a distanza il cinquantacinque per cento degli studenti delle superiori ha problemi di connessione. E, come se non bastasse quella metà degli studenti “sconnessi”, c’è da aggiungere il 10 per cento di alunni che non hanno un computer o un tablet personali per seguire le lezioni a distanza, e devono condividerlo con fratelli e sorelle. L’allarme-cultura comincia da qui, senza dimenticarsi di tralasciare il trenta per cento di quegli alunni con “bisogni educativi speciali” (Bes) che non possono frequentare le lezioni in presenza perché le scuole non sono riuscite a organizzarsi. Roba da mettersi le mani nei capelli al solo pensiero. I numeri diventano un dito puntato contro. Ricordate le polemiche pre-pandemia, quando si accusavano i giovani di trascorrere troppe ore davanti al computer per videogiocare? Ecco, adesso sono diventate dieci “solo” le ore giornaliere trascorse davanti allo schermo, tra lezioni a distanza, esercitazioni e compiti assegnati dai docenti per più di due studenti su tre.
Di palo in frasca, ci sono poi altri numeri da denunciare, per quel che concerne i giovani. E’ aumentato del cinquanta per cento il discorso legato ai casi di tentato suicidio tra ragazzi, adolescenti e giovani nei primi due mesi del 2021, rispetto allo stesso periodo del 2020. Ed è del 40 per cento, secondo la Procura presso il Tribunale per i minorenni di Milano, l’incremento dei reati che coinvolgono minori, durante l’ultimo anno. Può bastare per dire “siamo al fallimento”.