ANNO 16 n° 272
''La scuola discrimina
i bambini disabili''
La denuncia della dottoressa Tafuro
25/09/2012 - 18:03

VITERBO - Scuole viterbesi, discriminanti per i bambini con handicap. Molti di loro sono costretti a rimanere per ore in aula senza alcun sostegno. Il tutto per un sistema assurdo, che mette all’ultimo posto l’individuo e i suoi diritti di cittadino.

Il tutto fin dall’infanzia. Importante e forte la denuncia della dottoressa Morena Tafuro, neuropsichiatra infantile. Ecco il testo della lettera aperta rivolta dalla dottoressa alla stampa e alla società civile viterbese: “Ancora una volta scrivo per denunciare. Settembre, scuole riaperte e nella Tuscia nuove carenze. Bambini disabili che trascorrono ore e ore a scuola senza alcun supporto. Tutto questo perché le ore di sostegno e di assistenza sono state ridotte. E noi tecnici (neuropsichiatri infantili e personale sanitario dei servizi pubblici accreditati) ci troviamo ad affrontare con dirigenti scolastici, personale docente e assistenti sociali dei Comuni i GLHI, i gruppi di lavoro per l’handicap istituzionali, in cui dobbiamo “ripartire” le ore di sostegno (indicate dall’Ufficio Scolastico Regionale) e di assistenza specialistica (fornite dai Comuni) assegnate a ogni plesso scolastico per il nuovo anno. Ore che non coincidono mai con quelle che abbiamo richiesto avendo in mente le esigenze di ogni singolo bambino con disabilità.

L’immagine più evocativa, per dare un quadro della situazione, è quella di un padre e di una madre che devono dividere un tozzo di pane tra i propri figli e hanno solo quello. Dare di più al bambino gracilino, per il quale il cibo è vita, o a quello più forte, che potrebbe usare le sue riserve ma che senza il cibo continuerà ad avere fame? O ripartire in parti uguali senza pensare ai bisogni individuali?

Ogni volta che termina un GLHI vado via con questi pensieri e porto con me la rabbia dei docenti, quella delle famiglie e quella di noi sanitari che ci occupiamo di riabilitazione, investiti di un ruolo che scuote il nostro senso morale, la nostra etica professionale ma che tanto stride con i bisogni di tutti i nostri bambini. Ci sono genitori che si espongono, avviano azioni legali ma ci sono genitori che hanno meno strumenti e subiscono gli eventi. Ci sono docenti di classe che possono gestire un bambino disabile senza supporto ma anche altri che sono impossibilitati (a causa delle classi sempre più numerose, la presenza di bambini problematici con esigenze specifiche, assenza di compresenza o altro).

Ci sono soprattutto bambini, alcuni dei quali non hanno nemmeno la voce per esprimere il forte senso di solitudine che provano, per raccontare la sensazione di non avere riferimenti o la percezione di essere altro rispetto ai propri pari. Secondo qualcuno - conclude la dottoressa - tutto ciò è normale nell’Italia che si dipinge come il paese dell’integrazione. Buon anno scolastico”.






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