


• Il diritto allo studio,il diritto ad adempiere all’obbligo scolastico e a proseguire gli studi è la base di ogni discorso che investa la comunità educante: grande potenziamento delle reti per permettere a tutti una connessione fluida anche di più dispositivi e diritto al device (smart community efficiente), diritto ad essere seguito rispetto ai propri bisogni degli alunni fragili con disabilità, degli alunni di origine straniera neo arrivati, dei ragazzi in famiglie con disagio economico e sociale. Questi sono i bambini e i ragazzi da aiutare perché la scuola resti un’opportunità per crescere e possa svolgere e adempiere alla sua mission.
• Esame di maturità, si chiede che l’orale dell’esame di maturità non sia fatto in presenza perché il rischio è ancora troppo alto e le scuole non sempre riescono a garantire il distanziamento sociale, si rischia il ricorso dei lavoratori over 55 e il dirigente scolastico non può essere il responsabile civile e penale di eventuali contagi e rispetto a questoancora non ci sono linee guida chiare.
• Protocollo sanitario: serve un disciplinare per potere organizzare le attività delle scuole 0/19, vanno indicate sia le azioni necessarie a garantire la sicurezza e sia quali figure professionali debbono svolgerle, importantissimo l’approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza garantito.
• Edilizia: come strutturare le presenze in classe, con eventuali opere di edilizia leggera? Quest’ultima è un palliativo, da settembre si va verso la brutta stagione, non ci possiamo permettere di sprecare soldi pubblici. Nell’emergenza vanno reperiti edifici preesistenti e riadattati in fretta per poi mettere le mani ad un piano serio che preveda la nuova costruzione di edifici scolastici visto che le classi pollaio non possono esistere (a questo proposito sarebbe opportuno non fondere le classi seconde superiori per gli anni scolastici 20 e 21 che porterebbero a classi terze con 26/28 alunni) e il distanziamento fisico comporta un aumento degli spazi per permettere agli alunni di recarsi tutti a scuola insieme.
• Docenti: aumentare gli spazi non basta, è necessario garantire un numero sufficiente di docenti di ruolo, ma molti sono over 55, quindi potrebbero essere utilizzati per eventuali lezioni on line da casa, in sicurezza. Altrimenti basterà un solo contagiato per scatenare azioni legali risarcitorie che verrebbero a costare allo Stato molto di più degli stessi stipendi di eventuali nuovi assunti. È necessario un piano di stabilizzazione dei precari, per la cui assunzione basterebbe un semplice colloquio (non in presenza) e, molto più importante, conferma in ruolo dopo un serio anno di prova (così come prospettato dalla Ministra Fedeli), per i neo-laureati concorso ordinario, saranno tutte figure con meno di 55 anni e utilizzabili subito in presenza.
• Protocollo pedagogico: come sono in grado di apprendere i bambini e ragazzi che vivono in questa pandemia globale? La didattica a distanza non basta ad insegnare. Deve cambiare il metodo per fare stare tutti al passo, le modalità, le tecniche. E solo una visione pedagogica nazionale e poi riportata nei coordinamenti pedagogici può aiutare il mondo della scuola ad affrontare in modo nuovo l’educazione degli alunni, gli insegnanti nella loro azione didattica devono essere affiancati da figure professionali quali il pedagogista e il medico scolastico, soprattutto in questo periodo particolare e delicato.
• Supporto alle scuole paritarie, pubbliche e private e alle strutture che gestiscono servizi educativi: perché possano sopravvivere a questa chiusura improvvisa e all’assenza di rette e riteniamo sia necessario prevedere, oltre ai finanziamenti diretti di cui già si parla, anche ad una detrazione dall’Irpef delle rette pagate durante il periodo di chiusura causa Covid-19. Senza un aiuto serio ben 1/3 di queste scuole non potrà riaprire con enormi ricadute sia sugli alunni e sulle loro famiglie e sia sul sistema statale che non è in grado di accogliere gli alunni che attualmente frequentano queste scuole.
• Pillole psico-pedagogiche: le famiglie vanno supportate nel sostenere i ragazzi a casa, ogni fascia d’età ha le sue problematiche e le famiglie non hanno gli strumenti per sostenerli in tutto in questo lockdown forzato. Potrebbe essere utile che il Ministero producesse alcune indicazioni sul sito e in tv divise per fasce d’età, sostegno all’apprendimento, piccoli strumenti di gestione dei conflitti, di stimolo, di conforto.
• Assegnazioni entro il 31/8: confermando i docenti precari anche di sostegno che in questi mesi hanno lavorato con i ragazzi nelle classi per garantire continuità;
• Piano di formazione docenti: un grande piano che supporti i nostri insegnanti nel formarsi e nel formare che sia coordinato dal MI.
• Le supplenti giornaliere degli asili nido e della scuola dell'infanzia non sono presenti nel Decreto Cura Italia. L'unica via percorribile è richiedere l'indennità di disoccupazione NASPI la quale, però, necessita di determinati requisiti in termini di giorni lavorativi maturati che non tutti hanno avuto la possibilità di sfruttare.
• Riteniamo prioritario costruire una stabile collaborazione tra scuola e agenzie educative del Terzo Settore che sia in grado di produrre benefici su tutti gli studenti ed in particolare su quelli più fragili per favorire una sempre più organica integrazione degli approcci didattici ededucativiall’internodellascuola. Qui si devono considerare differenti aspetti, ci sembra di poterindividuareduemacrofiloni:
Bambini e ragazzi in fase2:
Il grande bisogno dei centri estivi, sportivi, di attività di socializzazione protetta, di scambio e crescita fuori da casa e di supporto alle famiglie che andranno a lavorare e che spesso non potranno permettersi le vacanze è importantissimo. Chiediamo che si possano organizzare al meglio queste attivita’ e con un supporto che investa gli Enti locali ma anche con l’indicazione del rischio accettabile in modo che sia gli educatori, sia il terzo settore e sia le famiglie possano collaborare insieme alle amministrazioni.
Due settori molto delicati dell’impianto scolastico italiano che andrebbero trattati a parte, riguardano la Scuola dell’infanzia e gli Istituti professionali.
La scuola dell’infanzia èa tutti gli effetti, scuola e come tale deve garantire il diritto ad ognuno ad accedere ai percorsi educativi di qualità. Riaprire le scuole, con il vincolo del distanziamento sociale,comporta una organizzazione e spazi diversi da come abitualmente usufruiti.
Ma l’apprendimento in questo segmento scolastico è veicolato anche attraverso il gioco, l’empatia, l’emozione, la relazione fisica che poco assicurano il distanziamento.
Una soluzione perrispettare le specificità della scuola dell’infanzia dovrebbe prevedere unasanificazione quotidiana; non è pensabile che i bambini indossino mascherine e guanti. È forse meglio riaprire solo quando sarà possibile garantire la sicurezza e la salute?
La possibilità invece di tornare a settembre suddividendo gli alunni in gruppi non potrà realizzarsi se non con la garanzia di avere a disposizione personale aggiuntivo (i bambini stanno una media di 8 ore a scuola; l’orario di lavoro degli insegnanti è di 25 ore settimanali); rivedendo gli orari della giornata scolastica sicuramente si potrà assicurarela frequenza mattutina con gli insegnanti di riferimento, per garantire la continuità ed l’attenzione per la cura educativa precedentemente garantita nelle sezioni( come gestire però la mensa con il distanziamento sociale?) ma forse sarà necessario pensare ad una frequenza pomeridiana con gestione affidata ad associazioni o Enti locali.
Qualsiasi soluzione adottata dovrà ridurre al massimo oneri oincombenze a carico delle famiglie alle prese con la riapertura delle attività lavorative(pensare ad un congedo parentale per tutto il periodo di riapertura parziale in caso di frammentazione orari o estensione del bonus baby-sitting).
Riflessione sugli Istituti professionali del settore Industria e artigianato
L’aspetto più critico riguarda i laboratori, propri delle specializzazioni. Purtroppo i tagli imposti relativamente al personale docente, nonostante i proclami, fanno lievitare il numero degli alunni per classi e i laboratori caratterizzati spesso da spazi non sempre idonei, non consentono il distanziamento sociale, creando un serio pericolo con il loro utilizzo. Va ricordato che, giuridicamente, quando gli alunni degli istituti professionali vanno in laboratorio, sono equiparati a veri e propri lavoratori, con tutte le conseguenze civili e penali del caso, generando un rischio enorme sia per chi li accompagna (i docenti) sia per chi ce li autorizza (il dirigente).D’altra parte, diventa impensabile privare un istituto professionale dei propri laboratori: questo significherebbe snaturare l’essenza stessa del tipo di scuola rendendo vano e inutile il percorso di studi di tanti studenti.
Inoltre, va assolutamente rivista la riforma degli Istituti Professionali, infatti con il decreto legislativo 61 del 13 aprile 2017 il settore Manutenzione e assistenza tecnica non trova più al suo interno le articolazioni contemplate nella precedente normativa.
La volontà del legislatore tende a generare un Manutentore che, nel rispetto di una esasperata flessibilità lavorativa, sappia contemporaneamente, a titolo esemplificativo, fare manutenzione su una vettura di nuova generazione (ibrida), su una caldaia a condensazione per riscaldamento domestico e su un quadro elettrico di un impianto fotovoltaico. È come pretendere da un ingegnere informatico il calcolo strutturale di un ponte autostradale.
A fronte di ciò è evidente che le imprese artigiane del territorio e non solo non avranno alcun interesse ad investire e successivamente ad assumere una figura professionale così “vagamente” specializzata.
Il danno che questa scriteriata scelta genera è evidente, prima di tutti si vanno a ledere i diritti di una fascia debole della società ma quello che è più grave, si impedisce ad una intera classe di lavoratori futuri una preparazione adeguata. L’Italia ha bisogno di personale altamente specializzato, di esecutori che sappiano dove mettere le mani! Con questa scelta si preclude all’Italia intera la possibilità di garantire alle imprese personale altamente qualificato, causando una grave carenza all’economia lavorativa. Gli studenti degli istituti professionali sono i futuri esecutori del lavoro manuale, sono coloro che, con competenza, attuano ciò che viene progettato da altre figure professionali. Ecco il motivo del grido di allarme che mi sento in dovere di lanciare, spero che si ripensi a fondo ad una riforma degli istituti professionali volta a riconoscere e ad accrescere il valore altamente formativo di questo istituto, lo chiedono tanti studenti lo e chiede l’Italia che lavora! L’economia italiana non ha bisogno di vedere accrescere il numero di persone da mantenere, ma di manodopera specializzata, di percorsi formativi reali in grado di avviarli verso un lavoro certo, retribuito, utile a far crescere l’economia italiana.
Lasciare inascoltato questo allarme vorrà dire precludere a tanti alunni la possibilità di un futuro lavorativo che, offrendo dignità individuale, concorra allo sviluppo del benessere della Nazione intera!
Proposta solidale:
I presidenti delle ass.ni ADMO, AIDO e AVIS, hanno molto incrementato i loro iscritti e quindi salvato molte vite in più, da quando possono sostenere delle campagne di sensibilizzazione sugli studenti delle 4° e 5° superiori. Non potendolo più fare per questo anno, temono un crollo dei trapianti e delle donazioni in genere. Sarebbe opportuno anche in DAD solo per queste classi, prima della chiusura della scuola, pensare ad una informativa in merito.