

Vladimir Putin vince le presidenziali in Russia al primo turno, senza bisogno di ballottaggio. Con circa il 50% delle schede scrutinate, l'ex agente del Kgb ottiene il 64,3% dei consensi. Lo rende noto la Commissione elettorale centrale. Il candidato comunista Ghennadi Ziuganov arriva secondo, con il 17,1%. Terzo posto per il miliardario Mikhail Prokhorov al 6,9%, davanti al populista Vladimir Zhirinovski (6,7%).
Putin cala comunque rispetto al 2004, quando aveva conquistato il 71,3% dei voti. È stata «una battaglia aperta ed onesta» ha detto il premier uscente al fianco dell'attuale inquilino del Cremlino, Dmitrij Medvedev. Al Maneggio a Mosca, davanti alle migliaia di fan che lo attendevano per festeggiare la sua vittoria alle presidenziali, Putin è apparso in lacrime. «Vi avevo promesso che avremmo vinto - ha detto - e abbiamo vinto in una competizione aperta e onesta. Il nostro popolo ha saputo distinguere il desiderio di rinnovamento dalle provocazioni politiche finalizzate a distruggere il Paese. Gloria alla Russia».
La Russia è andata alle urne in città presidiate da migliaia di agenti. Tutti sapevano chi sarebbe stato l’eletto: Vladimir Vladimirovich Putin, che già aveva occupato la poltrona più importante del Paese dal 2000 al 2008 e che poi l’aveva passata al suo collaboratore Dmitrij Medvedev dato che in base alla legge russa non poteva occuparla per tre mandati consecutivi. Ma il «ritorno» di VV o la «staffetta», come viene chiamata qui (perché Medvedev dovrebbe andare ora ad occupare il posto di primo ministro che Putin lascia libero) non piace a molti. E gli scontenti, gli indignati sono pronti a scendere in piazza per protestare.
E tutto questo nonostante Putin abbia deciso di fare di queste elezioni le più trasparenti della storia russa. Due webcam in quasi tutti i 96 mila seggi del paese, con una spesa pazzesca: quasi 400 milioni di euro. E mezzo milione di osservatori di tutti i partiti e di varie organizzazioni non governative. In vista di possibili disordini, la polizia ha presidiato tutti i luoghi dove avrebbero potuto assembrarsi gli indignati.
Naturalmente nelle grandi città, perché altrove, nella Russia profonda, Putin non ha corso alcun rischio. Lì è amato e stimato come il leader che ha riportato la tranquillità e il benessere. Così a Mosca decine di camion hanno bloccato l’accesso alla piazza del Maneggio, a quella della Rivoluzione, alla Pushkinskaya e alla Triumfalnaya. E gli agenti si sono piazzati davanti alle uscite della metropolitana pronti a intercettare eventuali partecipanti a manifestazioni non autorizzate. Lunedì sera è previsto un raduno ufficiale degli oppositori sulla Pushkinskaya. Domenica sera invece i putiniani festeggiano.
Corriere.it