

di Domenico Savino
VITERBO - L’aereo per Londra è partito alle 15, 30 di ieri. La tensione inizia a salire, ma non è eccessiva per Agnese Allegrini. Quell’errore compiuto a Pechino di caricarsi di troppe responsabilità non va ripetuto. Per evitare di vanificare gli sforzi di quattro anni di lavoro e sacrifici. Perché il badminton non è il calcio, i diritti televisivi non ci sono, far parte dello star system è una chimera: esiste l’allenamento, la palestra il volano da domare e mandare nella metà campo avversaria. E se possibile conquistarsi un posto nell’olimpo. La campionessa di badminton di Vignanello ha in corpo la forza di un paese e di una provincia pronti a sostenerla. Esordisce subito, il 28 luglio: per lei è stato sorteggiato un girone a tre con una coreana “è la numero 11 al mondo - ammette Agnese - credo sia la giocatrice da battere”, e una malesiana “è sicuramente più abbordabile. Non le conosco bene, ho visto solo qualche video”.
Ma ad Agnese ciò che più interessa è mantenere la concentrazione. Pensare al campo, alla palestra a quella rete da superare con il volàno: “Anche se l’ansia cresce cerco di domarla – dice mentre si appresta a salire sull’aereo – non vedo l’ora di partire, di rivedere i ragazzi che con me hanno vissuto l’esperienza di pechino, di respirare l’atmosfera del villaggio olimpico. Se a Pechino la soddisfazione maggiore era quella di essersi qualificata e quindi essere lì era una vittoria, a Londra è diverso”. Perché? “Perché sono concentrata sull’allenamento, penso solo alle partite a conquistare una qualificazione alla fase successiva, non voglio accontentarmi. Ho capito che l’Olimpiade è una grande occasione e vanificare gli sforzi dopo tanti allenamenti spesso sola nono è gusto. Penso di partire con la determinazione che serve per avvicinarsi a questi appuntamenti”.
Ecco la chiave di tutto: la preparazione, il senso del sacrificio per poter superare i momenti di crisi andare oltre le difficoltà che si possono presentare durante la gara: “Le più brave in questo sport – confessa Agnese – sono le giocatrice che sanno mantenere i nervi saldi anche nei momenti più difficili. Il badminton è uno sport completo e per vincere bisogna avere le carte in regola sia dal punto di vista tecnico, tattico, fisico e mentale. Se manca solo una di queste componenti si rischia di andare a fare una figuraccia. A me piace molto la parte tattica: è come una partita a scacchi in cui bisogna essere scaltri ad anticipare le mosse dell’avversario. E’ anche uno sport di fatica in cui il fisico è molto stressato perché gli scatti e i cambi di direzione sono continui”.
Agnese si allena a Milano nella palestra Ala Badmonton, una struttura attrezzata per permettere alle giocatrice di allenarsi e preparare le partite. In Italia i tesserati di questa disciplina sono qualche migliaio e sono solo in quattro che compongono la nazionale seniores, mentre a livello juniores sono una decina. Numeri che si spera di aumentare dopo questa Olimpiade, dopo le imprese di Agnese che ha capito la lezione, che salendo le scalette dell’aereo continua a sognare un futuro migliore per il suo sport. Si inizia il 28 dopo la cerimonia d’apertura e Agnese è sicura: l’emozione, questa volta, non giocherà un brutto scherzo.