ANNO 16 n° 272
La questura gli nega il permesso di soggiorno, lui fa ricorso al Tar e lo vince
03/05/2022 - 10:22

di Andrea Stefano Marini Balestra

VITERBO - La Questura di Viterbo negò il rinnovo del “permesso di soggiorno” a un uomo perché risultava pregiudicato e condannato per spaccio stupefacenti. La decisione del Questore era stata adottata in ragione della sussistenza di una condanna per reato di cui all'art.73 del dpr 309/90, ovvero il Testo unico in materia di sostanze stupefacenti.

Contro il provvedimento, l’uomo, proprio perché ormai sin dal 2007 anni radicato in Italia per ricongiungimento famigliare, padre di tre figli minori, con regolare attività lavorativa, propose ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio censurando la automaticità delle motivazioni addotte dalla Questura, cioé la presenza nel suo Casellario giudiziario di una sola condanna.

I giudici del Tar hanno accolto il ricorso ritenendo che il provvedimento della Questura fosse stereotipamente motivato con frasi ripetitive senza aver considerato gli elementi personali del soggetto, la sua situazione famigliare e lavorativa e poi l’assenza di ogni altro fatto criminale dopo la prima ed unica condanna.

Sentenza indubbiamente coraggiosa che va a superare l’automatismo del DPR 309/90 in materia di stupefacenti che, proprio per le condanne ex art. 73, impedisce rilascio e rinnovo di “permesso di soggiorno” a chi sia stato condannato per le condotte vietate dal medesimo testo di legge.






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