ANNO 16 n° 312
La porta di Riccardo Sanna entra nel museo
L’artista dona una delle sue opere simbolo al Museo della Ceramica della Tuscia, un dialogo tra memoria, identità e contemporaneità
08/11/2026 - 00:45
di Massimiliano Vismara

VITERBO - Riccardo Sanna ha dedicato gran parte della sua ricerca artistica al tema della porta, interpretandola come simbolo di passaggio, apertura verso l’ignoto e continuità dell’esistenza. Questa volta, però, è stato lui stesso a varcare una delle soglie più significative del panorama culturale viterbese: quella del Museo della Ceramica della Tuscia della Fondazione Carivit. Con una cerimonia ufficiale svoltasi questa mattina, il pittore e scultore di fama nazionale, residente a Soriano nel Cimino, ha donato una sua opera che entra così a far parte della collezione permanente dell’istituzione.

L’opera scelta è una delle celebri “porte” realizzate dall’artista, un lavoro che coniuga materiali nobili come il legno d’ulivo e il bronzo con una raffinata lavorazione ceramica. La creazione nasce infatti da un calco in ceramica successivamente cotto e trattato con ingobbi, terre colorate lavorate a freddo per ottenere suggestivi riflessi bronzei.

«La composizione integra una radice di ulivo, richiamo tangibile al concetto di radici identitarie, e una figura di uccello fusa in bronzo attraverso la tecnica della cera persa, simbolo di speranza», ha spiegato Sanna illustrando il significato dell’opera. Un lavoro che racchiude pienamente la sua poetica artistica. «Varcare una soglia significa varcare il futuro», ha aggiunto l’artista, definendo le sue porte «soglie fisiche e metafisiche che si aprono verso l’ignoto e la continuità della vita».

Ad accogliere la donazione è stata la direttrice del museo, Silvia Valentini, che ha sottolineato il valore culturale dell’ingresso dell’opera nella collezione permanente. «Si tratta di un dialogo virtuoso tra le testimonianze storiche dell’antica arte ceramica e la visione contemporanea di un autore del nostro tempo», ha affermato. «Questa unione dimostra come, in ogni epoca, esista un solido filo conduttore che collega l’evoluzione della ceramica allo sviluppo sociale dell’essere umano», ha concluso Valentini.






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