



VITERBO - “Dall’inizio dell’anno i lavoratori uccisi sono 909 di cui 456 sui luoghi di lavoro. Noi siamo qui per dire basta ai morti sul lavoro. Usb e i lavoratori pretendono la riduzione degli orari e dei carichi, una formazione adeguata sui rischi, fermo a contratti precari, l’applicazione di tutte le misure di prevenzione e protezione, il potenziamento dei controlli e delle pene e l’introduzione del reato di Omicidio sul lavoro”, afferma Elisa Bianchini.
Usb Federazione di Viterbo, insieme al Comitato di Lotta Viterbo e i Si Cobas, è sceso in piazza per protestare contro gli omicidi sul lavoro e lo stato di degrado in cui alcune persone sono costrette a lavorare.

'Anche nella Tuscia i part-time involontari sono raddoppiati, sfiorando il 70%. Più della metà dei contratti irregolari grava nel settore del commercio, dell’agricoltura e del turismo - spiega Luca Paolocci -, settori che rappresentano il volano per questo territorio”.
“La consueta manifestazione viene organizzata ogni anno dal 2018 – prosegue Paolocci dell'Usb -, quando 16 lavoratori sono stati uccisi in 48 ore mentre rientravano dal lavoro trasportati dai furgoni senza alcuna misura di sicurezza e dopo 12 ore di lavoro sotto il sole per pochi soldi: i lavoratori sono stati travolti da due tir”.

Infatti, la manifestazione è organizzata in occasione della strage dei braccianti e Usb Viterbo percorre i luoghi del viterbese dove sono avvenute queste stragi: via Caduti sul Lavoro, dove è morto un muratore, e a piazza della Repubblica dove, ogni anno, depongono una corona d’alloro in memoria delle donne e degli uomini uccisi.
“Noi crediamo che una raccolta firme e queste manifestazioni a Viterbo possano essere utili per sollevare il problema – afferma il Comitato di Lotta -, che racchiude anche i tanti lavoratori precari che vengono minacciati di licenziamento se lamentano carenza di sicurezza sul posto di lavoro”.

“Oggi più che una commemorazione, siamo qui per esprimere il nostro odio. Lotteremo oggi e sempre. La nostra vita viene prima del vostro profitto”, conclude Paolocci.