

di Domenico Savino
VITERBO – Ha diciotto giornate per portare a termine la missione di salvare la Flaminia. Allo stato attuale sarebbe più di un’impresa. Qualcosa che rasenta il miracolo, senza scomodare troppo la religione. Per Lillo Puccica ottenere la permanenza in serie D con la squadra di Civita Castellana è come scalare l’Everest senza aver mai provato l’arrampicata con una rosa ridotta all’osso e fiaccata dalle recenti partenze. Non fanno più parte del gruppo Lazzarini, Papa Nado, Cerro, Fallini, Veroli, Faina e Giancana. Lunedì, dopo che la società ha ordinato il blocco degli stipendi (rimborsi congelati fino a fine stagione e che saranno restituiti in caso di salvezza), non se la sono sentita di andare avanti Scoppetta e il giovane Mazzotti. Dal mercato non è arrivato nulla a parte De Cesare e Panarello.
Con il poco che gli è rimasto a disposizione Puccica ha incassato la decima sconfitta in campionato contro il FiesoleCaldine. Stop che poteva anche essere evitato alla luce di quanto si è visto in campo. Solita Flaminia: amnesie, distrazioni e foga che si ripetono sistematicamente e rendono difficile, se non impossibile, qualsiasi tipo di rimonta. Il tecnico non si sottrae all’analisi della gara: ''Male i primi venti minuti, avevamo poca profondità - ammette - e non ci siamo mossi bene così come era successo ad Arezzo. Poi c’è stata la reazione, abbiamo chiuso il FiesoleCaldine nella sua metà campo e costruito tanto. Il rigore, anche se dubbio, ha premiato i nostri sforzi''.
Ma qualcosa è nuovamente andato per il verso sbagliato. Puccica riavvolge il nastro della seconda marcatura dei toscani: ''In effetti il gol preso era evitabile – argomenta -. Tutto è partito da un palla persa che era in nostro possesso in seguito a un fallo laterale. Purtroppo quando le cose non vanno ci sono dei demeriti e io non mi tiro indietro: il calcio è fatto di particolari e spesso le partite si vincono solo sfruttando certe situazioni che possono fare la differenza e noi, in questo periodo, non siamo attenti ai particolari''.
Eppure la Flaminia poteva pareggiare la gara di domenica. E’ rammaricato l’allenatore di Capranica quando pensa a quegli attimi che hanno visto andare in fumo il punto: ''C’è stata troppa foga nel voler vincere – ammette nuovamente -. In certi casi è necessario accontentarsi dell’1-1. Noi siamo come un malato grave che deve seguire una terapia. La guarigione non arriva tutta d'un fiato, ma ci vuole del tempo. Ci serve acquisire fiducia e sarebbe stato il terzo risultato utile consecutivo che avrebbe dato un maggiore autostima''. Altro problema è la scelta dell’under classe ’94: ''Ne abbiamo cambiati sette nelle ultime nove gare – dice Puccica -, hanno debuttato quattro ragazzi che non avevano esperienza alle spalle se penso a Di Mario, Carvetti, Virlan, Borromei''.
Puccica ha avuto un colloquio con la squadra alla ripresa degli allenamenti sul sintetico di Mazzano Romano. Ha chiesto di crederci ancora, di tirare fuori l’orgoglio di provare a concentrarsi sul campo perché adesso l’obiettivo è entrare nei play out: ''Ho detto ai miei ragazzi, di cui vado fiero per quello che stanno facendo, che se riusciamo a salvarci anche quest’anno e in queste condizioni, sarà una soddisfazione che non ha prezzo, che va al di là del taglio del rimborsi spesa e del congelamento degli stipendi. Dire di avercela fatta contro tutto e a dispetto di tutti è una questione d’orgoglio e un uomo a mio avviso può e deve vivere anche di questo''.