ANNO 16 n° 271
La gioia del viterbese Maurizio Iaschi: è lui il fisioterapista che ha guidato l'Italia verso l'oro olimpico nella spada femminile
'La scherma è uno sport di salite e discese. Ho sempre parlato della nostra città'
Elsa
04/08/2024 - 07:02
di Elsa Berardi

VITERBO - Quattro spadiste italiane sono arrivate orgogliose a Parigi, guadagnando un oro olimpico che fa esultare tutta la Tuscia: il piazzamento più alto del podio è una conquista di team per Maurizio Iaschi, fisioterapista cresciuto a Viterbo con le tradizioni del capoluogo nel cuore. Alberta Santuccio, Giulia Rizzi, Rossella Fiamingo e Mara Navarria sono le autrici di un’impresa sportiva che ha dell’incredibile, vissuta con la massima fiducia negli sforzi e con una competizione sana, non inflessibile.

Il percorso del professionista nei giochi olimpici è iniziato con l’edizione di Sydney 2000, ma questa sua partecipazione lo ha visto più entusiasta che mai. Umile e gioioso, Iaschi ha raccontato del dialogo costante e dell’amicizia con le azzurre, per lui una finestra sulle lezioni di vita costantemente inculcate dalla scherma.

Quali sono stati gli insegnamenti reciproci condivisi tra un allenamento e l’altro?

“C’è un rapporto umano e professionale che si è costruito da tantissimi anni. Queste atlete iniziano la loro attività in nazionale partendo dalle nazionali giovanili, poi pian piano si affacciano alla nazionale maggiore fino a conquistare la possibilità di salire in pedana nelle manifestazioni più importanti e in quelli massimi, i campionati olimpici. Ognuna di loro insegna sempre qualcosa, però è la scherma che insegna sia a me che a loro che la forza mentale è sicuramente superiore a quella fisica. Ogni schermitore sa che l’aspetto mentale predomina su quello fisico”.

La scherma, quindi, è un giacimento di energie inedite per chi la pratica. Che tipo di immagini e concetti suscita a chi ne è protagonista?

“Come dicevo ieri con Rossella Fiammingo, è uno sport fatto di curve, di salite e di discese, di sconfitte e vittorie, però poi, in un momento cruciale per la carriera, come può essere l’assalto di una finale, è una grande pianura. Un grande rettilineo che ci si trova davanti e che si deve percorrere al massimo della velocità, senza nessuna paura per il raggiungimento dell’obiettivo. È un su e giù continuo”.

L’anno precedente alle Olimpiadi di Atlanta, avvenute nel 1996, il fisioterapista ha curato il suo primo allenamento di scherma a Ravenna, proiettandosi poi verso un mondo di emozioni che l’ha fatto crescere, ma non l’ha stravolto: Iaschi è rimasto il cittadino viterbese di sempre, con pensieri colmi di affetto che guardano a Santa Rosa, la guida del capoluogo. “Ho sempre parlato della nostra città, della nostra tradizione, della nostra festa, della Macchina di santa Rosa”, ha confidato il professionista.

Un tripudio di gioia è stato la reazione delle persone care a Iaschi per il successo della sua Italia: “Ho avuto la fortuna con la scherma, oltre a quella di partecipare a tante Olimpiadi, di vincere tanti ori olimpici e di sentirmi particolarmente coinvolto. Questa volta, ciò che mi ha fatto estremamente piacere è il fatto di aver ricevuto tantissimi messaggi da parte di tanti amici, colleghi, facchini, che mi hanno fatto sentire ancora più orgoglioso. Mi hanno fatto capire che dei tanti sacrifici che ho chiesto alla mia famiglia in questi anni un pizzico ne è valsa la pena”.

Le schermitrici verranno a Viterbo?

“Lo spero veramente e non per il risultato che hanno ottenuto alle Olimpiadi: questi campionati sono solamente l’ultimo appuntamento della stagione, prima ci sono tanti allenamenti”.

Iaschi non ha dubbi: lo sport gratifica una varietà di forme di appartenenza, in primis quella del legame con il territorio di origine. Auspicare un successo è possibile, ma accoglierlo alla luce della professionalità, dell’impegno e della dedizione spesi è la medaglia d’oro che fa emergere le radici e le mette al servizio di nuovi obiettivi da cementare. Un incrocio di spade di positività che fa ancora parlare della nostra Tuscia.






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