



Fonte immagine: Brand News
VITERBO - Tanti preparativi, rituali maniacali per fissare un puntale su un albero… E il Natale che vola frettoloso come la più timida cometa. Non trovate che questo teatro, forse sensazionalistico, sia il gemello cattivo del periodo più catchy dell’anno? Si tratta quasi di un Grinch aleggiante, nelle cui grinfie i nostri propositi diventano piccini, finché arriva un eroe senza nome a spazzare via le angosce e portare un po’ di anima nel mondo dei decori.
Aspettate… Non è una trama di Calvino. È casa nostra, l’oggi, quello che viviamo. Amazon, con uno spot che non ci aspetteremmo, ma che in realtà, in fondo, chiedevamo – l’addiction più diffusa delle pubblicità è l’interpretazione del desiderio comune – ha messo il puntale con una nota di prescia sull’albero instabile che ci rappresenta, ricordandoci però che l’amore trionfa se siamo tutti uniti nel darlo.
Un addetto alle pulizie ha una voce da usignolo, che sfrutta per tenersi compagnia durante il turno di lavoro. Lui, però, non lavora in un posto casuale, bensì in un teatro addobbato per le feste: lucida uno specchio con una pezza bagnata, ma dopo sale sul palco, incoraggiando tutti all’amore. Non ad applaudire o fomentare quel talento, ma a godere con lui all’unisono della stessa, bellissima canzone. L’uomo la interpreta mansione dopo mansione, colpo dopo colpo di scopa: intorno a lui solo volti meravigliati, zero protagonismi, tanta condivisione.
Qualcuno proporrebbe una domanda nodale: l’uomo ha tenuto la sua voce nascosta perché si vergognava? Perché gli altri non lo consideravano abbastanza? Non c’è un momento di svolta in cui si arriva a comprendere questo, essendo lo spot un'unica, continuativa svolta: dal pubblico i dipendenti del teatro gli mostrano una giacca comprata per lui, in due spostano il pianoforte sul palco per fargli spazio, un ragazzo alza un cartello con su scritto un “adesso!” cubitale, lui canta e fa emozionare, sicuramente perché più sensibile. Ma perché non condividere prima un’esibizione di quella portata? Perché vedere negli altri, forse più istruiti e appagati dalla vita, la proiezione di risultati irraggiungibili?
Nessuno se lo aspettava nel teatro, ma a casa tutti lo sapevamo: era proprio lui a saper cantare, l’ultima corda di violino. Un ultimo, o in qualche modo un primo; e qui primi, secondi e contorni, per una volta, possiamo lasciarli ai menù. L’addetto alle pulizie è semplicemente una grande anima che ama condividere una sua qualità in modo disinteressato.
È la sua pulizia e grandezza la chiave di lettura di tutto il filmato di Amazon: lui non voleva riconoscenza, e magari ha gradito esibirsi perché prima – senza starci a rimuginare – non ne sentiva il bisogno. Tutti, però, lo conoscevano leggendogli gli occhi, guardandolo dolce e solare ad appassionarsi alla musica e al prossimo.
Questo, forse, è l’invito sornione della grande azienda: lasciamo a casa le presunzioni e le paure, portiamo a teatro con la giacca nuova le acquisizioni e le speranze. E non facciamoci annichilire da come potrebbero vederci: siamo più di un mattone nel muro, per riesumare una grande tradizione musicale, essendo già un murale di sensazioni e bellezza. Quella bellezza che a Natale fa tacere davanti a un bambino sconosciuto in una culla, quello che non si vede solo guardando, ma perdona debolezze e incompiutezze credendo.