ANNO 16 n° 275
La difesa di Landolfi ha parlato per sei ore
17/06/2021 - 06:25

Di Stefano Marini Balestra

 

Dopo l’arringa del PM di l’altro ieri, è toccato finalmente alla Difesa dell’Imputato Andrea Landolfi dimostrare la sua innocenza per i tragici fatti del febbraio 2019 quando la giovane Sestina Arcuri trovò la morte in circostanze “strane” a Ronciglione.

Gli avvocati Serena Gasperini e Fabrizio Nobili hanno punto a punto ricostruito i fatti antecedenti l’epilogo luttuoso addebitato al loro assistito dimostrando che tra il Landolfi e la Arcuri, fidanzati recenti, vi era pieno accordo e ciò lo dimostra la montagna di telefonate e sms scambiati anche nella giornata del 3 febbraio 19, quindi, indimostrato ed indimostrabile che l’imputato abbia preordinato un femminicidio, ma che la caduta dalle scale, abbracciati fu tragica fatalità.

Nessun’intenzione, quindi, da parte del Landolfi di volersi sbarazzare di un un’ingombrante persona.

La Difesa del Landolfi, ieri assente perché colpito da malore dopo l’udienza precedente, ha puntualizzato sulle forzature praticate dalla pubblica accusa tutte volte a far passare il Landolfi come uomo violento, rissoso, scarto della società, dedito all’alcol, cosi come pure la sua famiglia. Tutte fandonie per la difesa l’aver chiamato a testimone le passate fidanzate del Landolfi, persone che, per un verso o per l’altro, potevano non essere lucide nelle deposizioni, altresi sottolineato il cambio di rotta del perito della Procura nella persona del dr.Farneti poi invitato dal PM Pacifici di evitare valutazioni, e da ultimo sostituito dall’ex colonnello Garofano del RIS che dette ragione alla tesi accusatoria. Emblematica ancora per la Difesa la deposizione del figlioletto, testimone oculare, ritenuta dal PM artefatta, non sincera ed indotta, ma certamente valida per le modalità della caduta raccontata, precisamente: la caduta di Andrea e Sestina insieme abbracciati. Quindi nessun lancio praticato da Andrea, anzi il contrario perché sarebbe stata proprio Sestina a dargli una spintarella tanto da fargli perdere l’equilibrio, dal che caddero insieme.

Certamente non sono mancati elementi di difesa per confutare le tesi dell’accusa fondate su pregiudizi anche maschilisti sulla personalità dell’imputato che pratica lo sport della boxe, quindi ipso facto, per il dr.Pacifici, uomo violento ed aggressivo.

Hanno concluso i legali che per le incertezze emerse durante il dibattimento assolutamente vi è stata una prova certa della colpevolezza dell’imputato per la morte della povera Sestina Arcuri, ma più certamente di tragiche fatalità, tra cui non da sottovalutare quanto effettuato dai primi soccorritori e dal personale ospedaliero.






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