

La Suprema Corte non ha salvato Marvin Wilson. Il 54enne afroamericano, condannato a morte per avere ucciso nel 1992 un informatore della polizia, il 21enne Jerry Robert, è stato giustiziato nella notte tra martedì e mercoledì. L'esecuzione è avvenuta nella prigione di Huntsville, in Texas, con un'iniezione letale: Wilson è morto alle ore 18.27 (le 1.27 in Italia). Secondo quanto riferito, le sue ultime parole sono state rivolte alla famiglia: «Abbracciate mia madre e ditele che le voglio bene. Portami a casa Gesù, portami a casa Dio».
LA DECISIONE DELLA CORTE - Gli avvocati dell'uomo avevano chiesto la commutazione della pena sulla base del basso livello di quoziente intellettivo di Wilson, 61, nettamente inferiore alla quota 70 considerata soglia per l'infermità mentale. «La corte - affermava l'appello - deve fermare questa esecuzione crudele e incostituzionale di un uomo mentalmente ritardato». Tuttavia la pubblica accusa ha contestato la validità dei test che avevano stabilito il q.i. del condannato e questa linea deve avere prevalso anche tra i giudici dell'alta corte.
LA CONDANNA -Wilson era stato condannato nel 1994 per la morte di Jerry Williams, che lo aveva identificato alla polizia come spacciatore di droga. Il suo complice nel crimine, Terry Lewis, è stato condannato all'ergastolo, dopo che la moglie ha testimoniato contro Wilson, riferendo che Wilson le aveva detto di essere stato lui a premere il grilletto. Wilson ha sempre dichiarato di non aver commesso l'omicidio.
I PRECEDENTI - Wilson è il settimo detenuto giustiziato dall'inizio dell'anno in Texas, lo stato americano che più fa ricorso alla pena capitale. E non è l'unico caso di pena capitale applicata a un «disabile mentale». A metà luglio era stato giustiziato, sempre con un'iniezione letale, Yokamon Hearn, 34 anni, affetto da sindrome da alcolismo fetale, causata dall'eccesso di alcol ingerito dalla madre in gravidanza.
INCOSTITUZIONALITA' - Eppure giustiziare le persone malate di mente sarebbe incostituzionale negli Stati Uniti. Nel 2002 infatti la Corte Suprema americana ha deciso di vietare l'esecuzione di condannati con disabilità mentali. Nella sentenza, i giudici della Corte hanno però lasciato ai singoli Stati americani la facoltà di stabilire cosa «costituisca disabilità».