ANNO 16 n° 272
La Corte D’Assise ha deciso: Graziano Rappuoli colpevole
7 anni e 3 mesi di reclusione per concorso in feticidio
28/04/2021 - 12:06

VITERBO - Il processo ormai da anni incardinato avanti la Corte d’Assise del nostro Tribunale presieduta da dr. Ettore Capizzi, ieri a latere il dr.Autizi, con la giuria popolare, si definito con la condanna dell’imputato Graziano Rappuoli ad anni 7 e mesi 3 di reclusione per concorso in feticidio. Egli, secondo l’accusa, avrebbe concorso con Elisaveta Alina Ambrus, anni fa anch’essa condannata per lo stesso reato ad anni 5, per la soppressione della creatura portata in grembo da quest’ultima.

Il Rappuoli, però, oltre al concorso di feticidio, era anche stato accusato dal PM dr.Pacifici di occultamento di cadavere ed esercizio abusivo della professione medica. Infatti, come si ricorderà, nel maggio del 2013 un feto di sette mesi di una bambina era stato trovato in un cassonetto della spazzatura in via Solieri al Salamaro. Le indagini portarono facilmente ad individuare nella persona della madre Ambrus (per l’abbandono del feto, rea confessa), colei che si era sbarazzata della gravidanza mediante un farmaco “consigliatole” dal conoscente Rappuoli all’epoca infermiere presso l’Ospedale di Belcolle, che, pratico di farmaci, aveva procurato il Cytotec, cioè di un presidio sanitario in grado favorire il parto.

Per questa ricetta medica, che ovviamente il Rappuoli, non essendo medico, non poteva consigliare, fu indagato e rinviato a giudizio per abusivo esercizio professione medica.

L’istruttoria dibattimentale di questi anni ha accertato che non fu la somministrazione del farmaco a far morire il feto, ma che questo feto, di sette mesi, quindi formato, fu partorito vivo e vegeto, ma solo dopo lasciato morire.

Per la Corte d’Assise, quindi, è stato anche il Rappuoli il responsabile della morte della piccola in concorso con la madre, perché, avendole procurato un farmaco specifico, aveva consentito un parto prematuro foriero di conseguenze negative per la sopravvivenza del nascituro.

Ineccepibile la logica dell’iter processuale che ha portato alla condanna dell’Imputato Rappuoli, che però è stato scagionato dall’accusa di occultamento di cadavere, perché come, dimostrato dalla sua appassionata difesa (Avv. Samuele de Santis), non aveva potuto partecipare all’azione. A giorni, nel tempo in cui sarà depositato l’Appello preannunciato dallo stesso difensore, cadrà il prescrizione il reato di abusivo esercizio della professione.

Si chiude un’annosa pietosa vicenda umana con l’annuncio della sepoltura della creatura innocente fatta morire dalla snaturata sua madre. Il Tribunale, nella lettura del Dispositivo della sentenza, ha ordinato il dissequestro del feretro che sarà tumulato a spese del Comune nel camposanto cittadino.






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