

VITERBO - (roc) Il Pd ha problemi d’abbondanza, Filippo Rossi continua la marcia verso Palazzo dei Priori, il centrodestra rimanda le scelte a dopo le politiche e le regionali.
Questo, in estrema sintesi il quadro, allo stato dell’arte, dei movimenti che i vari schieramenti stanno operando in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale di Viterbo.
‘’RAFFAELLA BALLA’’ A CASA DEL PD
Il Partito democratico si trova con una data certa, quelle delle primarie cittadine: il 24 marzo. Certi i tempi ma ancora non ben delineati i modi. Anche perché i galli a cantare cominciano a essere in quattro e per la nomenclatura, per lo più tutta schierata intorno al nome di Leonardo Michelini, si delinea una platea di candidati troppo vasta per poter tentare azioni di disturbo o di dissuasione.
Finché il competitor di Michelini era soltanto Francesco Serra, il Matteo Renzi della Tuscia – come lui stesso si è definito sul Viterbopost.it di Arnaldo Sassi – probabilmente i sonni del Pd non sono stati turbati. Semplicemente ciascuno dei due contendenti pensava di radicalizzare il confronto e di non disperdere voti.
Poi è arrivata anche la candidatura di Raffaella Valeri, nata dal ‘’tifo’’ caloroso di Sel e dalla cosiddetta società civile, infine negli ultimi giorni quella di Massimiliano Capo.
Ma se Raffaella dopo averlo fatto a casa di Tiziana Ferro, ora ‘’canta e balla’’ anche in casa del Pd, il partito guarda con un certo imbarazzo a Massimiliano Capo nelle vesti di ‘’cantante’’ e ‘’ballerino’’.
Ammesso e non concesso che le candidature non nascano dall’esigenza di soddisfare il bisogno di visibilità e di spazi personali post elettorali, e che quindi siano tutte confermate, diventeranno dunque fondamentali i modi e i meccanismi con cui il Pd organizzerà le primarie e soprattutto chi avrà diritto di voto.
Se da una parte la Valeri punta a fare il pieno con Sel e con la società civile (ieri sera ha continuato il suo ciclo di incontri con gli studenti medi), dall’altra, almeno secondo i maligni, Capo farebbe lo stesso con quei settori del centrodestra che fanno riferimento a Mauro Rotelli, con cui Capo collabora dal punto di vista professionale. Due scenari che, per l’apparato del Pd, potrebbero condizionar il voto e, almeno da quel suo di vista, ‘’inquinarlo’’.
Un’ipotesi che ovviamente è vista come fumo negli occhi soprattutto da Michelini che dovrà confrontarsi con un voto frammentato e non più polarizzato, dove l’apparato che lo sostiene avrebbe fatto la parte del leone. Vero è che scioglierà il nodo il 22 febbraio, prima delle politiche, ma non è ancora detto, a maggior ragione, che sarà un’accettazione della candidatura. Le vie della politica però sono infinite e fino al 22 accordi trasversali o sottobanco sono ancora possibili. Figuriamoci fino al 24 marzo.
LA RISCOSSA DEL SIGNOR ROSSI
Poi c’è Filippo Rossi che continua ad andare per la sua strada. E’ stato Fioroni in persona, nei giorni scorsi, ad annunciare un dialogo con i montiani viterbesi anche per le comunali, e quindi ad accreditare Rossi come interlocutore numero uno. Per ora è soltanto un auspicio dell’ex ministro viterbese, ma intanto sia gli uni che gli altri hanno in comune buoni rapporti, se non proprio privilegiati, con settori importanti della città. Primo fra tutti quello di Confindustria.
Rossi, che tra l’altro ha ormai portato dalla sua parte Chiara Frontini e prefigura per lei un ritorno alla grande dopo l’epurazione estiva dall’assessorato comunale, ha già lanciato Alfonso Antoniozzi come prossimo assessore alla Cultura e continua a tessere una fitta rete di rapporti e contatti, assegnando a ognuno compiti e mansioni per il suo progetto.
Le risposte, in verità, sono già ora significative. Nell’ultima chiamata, in particolare, in molti hanno partecipato all’incontro con Antoniozzi sui temi della Cultura.
Sono diversi, insomma, quelli che, in barba a ai nomi-brand che circolano nella Città dei Papi, specie in tempo di elezioni, puntano sulla riscossa della città attraverso il… signor Rossi.
PDL IN PERENNE ‘’RESA DEI CONTI’’
Infine il Pdl. Nel centrodestra le cose, per ora sono abbastanza più semplici. Il partito è tutto impegnato a recuperare consensi per le regionali e per le politiche dopo una fase che, tra spacchettamenti, litigi, ritorno di vecchi rancori e l’innestarsi di nuovi, ha creato non pochi problemi al suo interno.
Il fatto che Giulio Marini non corra per nessuna delle competizioni del 24 e 25 febbraio direbbe in sé che è già in campo a presentarsi nuovamente come candidato sindaco. Ma il centrodestra viterbese non parla più con una sola voce e una sola lingua. Sarà perciò proprio l’esito delle elezioni per La Pisana, per Montecitorio e per Palazzo Madama a dettare i tempi e le candidature per il Comune. Sempre che Fratelli d'Italia e Moderati in rivoluzione, ovvero coloro che fino a poco tempo fa facevano parte del Pdl e della vecchia maggioranza in Comune, non si mettano di traverso. Magari con qualche deluso non eletto fra venti giorni
Se i maggiori protagonisti del centrodestra avranno un posto in una delle tre istituzioni in cui si andrà a votare a fine mese, allora sarà tutto molto più facile. Per Giulio Marini, s’intende.