ANNO 16 n° 218
La caccia come finta soluzione alla peste suina e al caos cinghiali, la scelta brutale della Regione che trasforma boschi e riserve nel Far West
Il Lazio regala il territorio alle doppiette, quando la politica spara per un pugno di voti
06/08/2026 - 09:22

VITERBO - Ci risiamo. Basta sangue. La Regione Lazio regala nuovamente, con sconcertante spregiudicatezza, il territorio alla lobby delle doppiette, mascherando questa sottomissione politica sotto la falsa bandiera della 'sicurezza'. Ancora una volta, i vertici regionali preferiscono la logica brutale del piombo e la vuota propaganda populista alla scienza, all'etica e al rispetto sacrosanto della vita. Il via libera del Comitato Faunistico regionale al nuovo disciplinare per la caccia ai cinghiali nella stagione 2026/2027 non è solo una scelta sbagliata: è l'ennesimo, intollerabile schiaffo in faccia ai cittadini onesti, alla tutela degli animali e all'intelligenza della comunità scientifica.

Sentire il capogruppo di Fratelli d'Italia, Daniele Sabatini, esprimere 'soddisfazione' per un piano che si traduce unicamente in un brutale via libera ai cacciatori è semplicemente vergognoso. È l'emblema di una politica cinica e miope.

La menzogna sistematica del contenimento: la caccia aumenta i cinghiali.

La retorica istituzionale della 'gestione seria e rigorosa' è una colossale menzogna che crolla miseramente di fronte alla realtà dei fatti e agli inconfutabili studi etologici. I dati parlano chiaro: in anni e anni di massacri, la caccia di selezione e le braccate non hanno mai ridotto di un solo esemplare la presenza dei cinghiali sul territorio. Al contrario, la dispersione dei branchi causata dalle esplosioni destabilizza la struttura sociale della specie. Questo caos ormonale e sociale spinge le femmine più giovani a riprodursi precocemente, aumentando a dismisura la fertilità complessiva. Premiare le squadre di caccia significa alimentare deliberatamente un circolo vizioso criminale, in cui chi ha creato e alimentato il problema viene poi chiamato a risolverlo, rigorosamente imbracciando un fucile e mietendo vittime.

Emergenza Peste Suina: il fallimento totale della prevenzio armata.

Giustificare queste stragi legalizzate con la prevenzione della Peste Suina Africana (PSA) è un insulto feroce alla logica e alla salute pubblica. Spingere migliaia di cacciatori e mute di cani terrorizzati nei boschi ha un unico, devastante risultato: spargere il virus ovunque attraverso calzature infette, ruote dei fuoristrada e la fuga disperata degli animali contagiati verso zone ancora sane. La vera prevenzione, che una politica seria applicherebbe immediatamente, si fa esclusivamente con il monitoraggio scientifico rigoroso, la rimozione sicura delle carcasse e l'installazione di barriere adeguate. Non si fa certo trasformando le nostre riserve naturali e le nostre campagne in un far west sanguinario a totale beneficio del divertimento dei cacciatori.

Sicurezza e agricoltura: ostaggi complici della lobby delle doppiette.

Hanno il coraggio di parlarci di incolumità dei cittadini e di tutele per il mondo agricolo, ma la realtà è ben più squallida. La sicurezza stradale si garantisce seriamente con la pianificazione: corridoi ecologici, recinzioni adeguate e dissuasori ottici o acustici di ultima generazione. I danni all'agricoltura si prevengono supportando concretamente i coltivatori con metodi ecologici di protezione dei raccolti. Invece, la Regione Lazio sceglie consapevolmente la strada più cruenta e meno efficace, pur di non investire risorse: fare un favore elettorale alla lobby dei cacciatori, mascherando la propria crudeltà e la propria incompetenza da finto senso delle istituzioni.

Non c'è assolutamente nulla da festeggiare. Questo disciplinare scellerato non risolverà alcuna emergenza. Aumenterà invece a dismisura i rischi per i cittadini, i coloni, i turisti e gli escursionisti che frequentano i boschi, continuando a insanguinare i nostri territori in nome di una gestione fallimentare ed egoista. Gli animali non possono votare, ma i cittadini consapevoli sì. Ed è esattamente questo che ricorderemo a tutti alle prossime elezioni per spazzare via questa politica del sangue e fare, finalmente, la differenza.






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