ANNO 16 n° 275
La Barbie col chihuahua indigna il Messico: riciclerebbe luoghi comuni
15/04/2013 - 09:29

È vestita di rosa, in stile decisamente festoso, ha un piccolo chihuahua sotto braccio, è adornata da nastrini luminosi e non piace ai messicani. La Barbie che viene dal Messico, lanciata recentemente all’interno della collezione Dolls of the World, ha scatenato molti pareri critici, secondo i quali più che celebrare una cultura ne esalterebbe gli stereotipi negativi. E in generale la collezione, oggi rilanciata ma creata ben 30 anni fa, incontra qualche perplessità.

QUESTIONE DIPLOMATICA - Cosa hanno a che fare l’ambasciata messicana e la Barbie? Molto e ne sa qualcosa Mattel, storico brand produttore della bambolina più amata, criticata, imitata al mondo: la Barbie. L’oggetto del contendere è la difesa della cultura messicana che, secondo Felix Sanchez, presidente e co-fondatore della National Hispanic Foundation, l’edizione messicana della linea Dolls of the World non interpreterebbe correttamente, contribuendo ad alimentare luoghi comuni negativi e a ridicolizzarne le caratteristiche. In sostanza la storica e (originariamente) bionda bambola ha una linea, nata già nel 1980, dedicata proprio alle differenti culture dei vari Paesi. Si tratta di esemplari della bambolina molto internazionali, addobbate con vestiti tipici, dotate di passaporto e spesso accompagnate da un tenero animaletto amico. Ora Mattel ripropone questa linea, definita come la più longeva e di maggior successo tra tutte, ma le critiche si fanno sentire.

 

CELEBRARE LE TRADIZIONI - L’intento è educativo, spiegano dalla Mattel: «Speriamo che le bimbe si ispirino a questa Barbie internazionale, animalista e viaggiatrice, che propone un modello di donna emancipata e internazionale, con il passaporto sempre alla mano, disinvolta e al tempo stesso ancorata alle proprie tradizioni». Nel 2012 alla collezione si sono aggiunte varie nazioni: Argentina, Australia, Cile, Cina, Olanda, India, Messico e Irlanda. Ma mentre i clichè degli altri Paesi per il momento non hanno suscitato critiche mirate, il Messico si è sentito poco rappresentato e forse addirittura deriso: la Barbie messicana infatti è vestita in lungo, piena di pizzi, nastrini e rouches. E soprattutto è accompagnata da un chihuahua, scelta che ha lasciato perplessa la nazione nordamericana. Per il momento Mattel ha cinguettato le proprie difese, scrollandosi di dosso le accuse di eccesso di luoghi comuni e soprattutto chiarendo il buon intento di questa collezione. Ma lo stesso marchio ammette che difendersi a colpi di 140 caratteri non è cosa facile. Si alza anche il coro dei blogger messicani più noti, per nulla divertiti dalla proposta, definita un po’ banale e scontata, e per Mattel rischia di aprirsi un caso (seppur blando) di crisis management.

 

NEGLI ALTRI PAESI – L’accusa di stereotipia per altro riguarda in realtà un po’ tutte le Barbie della linea: c’è quella argentina, prevedibilmente vestita da tanghera, quella olandese, con zoccoletti tipici e coniglietto sotto braccio, quella hawaiana, con classico gonnellino a frange e tartaruga al seguito, quella cilena, perfetta cowgirl con tenero cagnolino, quella indiana, vestita con sari e accompagnata da una scimmietta abbarbicata, quella cinese, in seta rossa e abbracciata a un tenero panda, quella irlandese, chioma rossa, tipiche scarpette heavy shoes e cucciolo di setter (irlandese chiaramente) e infine quella francese, che al posto dell’animaletto amico ha una baguette. Sorge spontanea la domanda: «Ma quella italiana esiste?». Certamente: reca in mano un cesto di fiori e sfoggia un abbigliamento che ricorda uno stile alla Sofia Loren dei tempi. Anche per lei, come per la francese, nessun animale, ma un indubbio e apprezzato tocco di eleganza con quel foulard al collo molto chic. E a proposito di stereotipi, soprattutto di questi tempi, ci poteva andare decisamente peggio

corriere.it




Facebook Twitter Rss