


VITERBO – La visita inizierà alle 10, il lungo di appuntamento è l’Ufficio in piazza Martiri d'Ungheria. La prima tappa è il Palazzo Papale e, successivamente, si raggiungerà Palazzo Farnese per parlare di Giulia, “la nostra prima protagonista” come la definisce l’ufficio.
“Attraverseremo poi San Pellegrino e Pianoscarano per dirigerci a Porta San Pietro dove sorge Palazzo Pamphilj. Di lì attraversando Piazza Fontana Grande si arriverà a Via Cardinal La Fontaine per conoscere Palazzo Nini. Questa seconda parte è riservata alla scoperta della nostra terza protagonista.
L'ultima tappa ci porterà al Santuario di Santa Rosa, per scoprire l'ultima grande storia d'amore. La visita ha una durata di massimo 2 ore. è adatta a tutti, grandi e bambini, viterbesi e non. Con l'escamotage delle tre storie d'amore si potranno scoprire infatti i più importanti monumenti di Viterbo.
'Per chi vuol qualche grazia dal sovrano aspra e lunga è la via del Vaticano, ma se è persona accorta corre da donna Olimpia a mani piene e ciò che vuole ottiene.' Ne esce un ritratto di donna dalla natura ambiziosa ed estremamente volitiva.
La morte del marito per Donna Olimpia non significò solamente il dolore per la perdita dell'amore, ma anche la perdita dello status quo garantito dalla presenza maschile. Proprio il saper mantenere le redini di quel potere la rende straordinaria , visto che seppe rimanere energica e risoluta pur essendo immersa in un tessuto sociale estremamente maschilista.
'Chi dice donna, dice danno, chi dice femmina, dice malanno, chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina.' Caratteristica della figura di Donna Olimpia è che gli eccessi che le furono attribuiti erano soprattutto relativi a un'ossessiva avidità di denaro e di potere, all'epoca data per scontata negli uomini ma molto rara, in maniera così esplicita e prevalente, nelle donne.
'Chi sono io, vi chiedete? Sono Olimpia Maidalchini, o forse mi conoscerete come la Pimpaccia' Il soprannome di Pimpaccia derivò da una pasquinata: 'Olim pia, nunc impia', che tradotto dal latino suona 'una volta religiosa, adesso empia'.
Figlia di un appaltatore viterbese, originario di Acquapendente, il capitano Sforza Maidalchini, Olimpia era stata destinata dal padre al convento insieme alle sue due sorelle, in quanto erede designato doveva essere il loro unico fratello.Tuttavia rifiutò di prendere i voti e accusò di tentata seduzione il direttore spirituale incaricato di convincerla ad abbracciare la vita monastica.
Lo scandalo che ne seguì procurò all'ecclesiastico la sospensione a divinis, ma qualche anno dopo la stessa Olimpia, che nel frattempo si era imparentata con la famiglia del pontefice regnante, lo fece nominare vescovo. Olimpia si sposò quindi in giovane età con Paolo Nini, un facoltoso borghese che la lasciò vedova dopo solo tre anni di matrimonio.
La giovane donna, di natura ambiziosa e avida, ed estremamente volitiva, scelse come secondo marito un romano di famiglia nobile ma impoverita, più vecchio di lei di 27 anni, Pamphilio Pamphilj, che sposò nel 1612.”