

Sulla riforma della legge elettorale, la Camera va verso il via libera, ma senza quote rosa e con molti malumori. La seduta è slittata a questa mattina. Protestano le deputate del Pd, autoconvocate dopo il voto di ieri.
Renzi al Pd, mantenere impegno preso - Sulla legge elettorale 'non c'è da mantenere un patto con Berlusconi, ma un impegno che come partito abbiamo preso profondo, netto, chiaro'. Lo ha detto il premier Matteo Renzi parlando all'assemblea dei deputati Pd. Renzi esprime 'marcato dissenso rispetto a chi ritiene ' la legge elettorale che sta per essere approvata alla Camera incostituzionale. 'Sarebbe positivo che si accelerasse la riforma del regolamento della Camera e si limitasse il ricorso al voto segreto'. Afferma Renzi all'indomani della bocciatura degli emendamenti sulla parità di genere con voto segreto. E poi rassicura: 'Se ci saranno le condizioni per discutere al Senato di parità di genere, riapriremo la discussione'.
di Milena Di Mauro
Il primo via libera di Montecitorio all'Italicum slitta a questa mattina, l'intesa sulla legge elettorale tiene ma una sfilza di no affossa la battaglia delle donne in bianco sulle quote rosa. 'Nelle liste democratiche l'alternanza sara' assicurata. Ho mantenuto la parita' di genere da presidente della Provincia, da sindaco, da segretario, da presidente del consiglio dei ministri. Non intendo smettere adesso', assicura via Facebook il premier Matteo Renzi. Ma intanto tutto ciò che ottengono le 90 vestali bipartisan della parità di genere è la libertà di coscienza, che i maggiori partiti lasciano nel voto segreto, mentre il governo si rimette all'Aula così come fa il comitato dei nove della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. E' dunque l'Assemblea che affossa le quote rose, dopo lunghissime riunioni, rinvii e trattative che finiscono nel no di Montecitorio al 40% delle posizioni di capolista per le candidate (e il 60% ai candidati), alla parità di rappresentanza (al 50%) e all'alternanza di genere nella composizione delle liste. La legge elettorale si avvia comunque al primo sì, al governo va la delega per ridisegnare i collegi (non meno di 120) mentre Forza Italia ritira il cosiddetto 'Salva Lega'. Affossate dunque le quote rosa, per le quali il presidente Laura Boldrini si era simbolicamente schierata esibendo una vistosa sciarpa bianca, prima di salire alla presidenza. Il Pd e' spaccato: ufficialmente era a favore, ma i numeri parlano chiaro, mancano decine e decine di voti dei dem. Ma è soprattutto Forza Italia ad essere contraria alle quote rosa, temendo che siano il cavallo di Troia per far saltare l'accordo sulla legge elettoralee d introdurre le preferenze. E il relatore Francesco Paolo Sisto, nonostante il gran numero di parlamentari azzurre oggi in bianco, arriva a definire 'incostituzionali' i tre emendamenti trasversali. Non risultano determinanti per il sì i voti dei grillini, pronti a votare la parità uomo-donna anche per intralciare l'accordo sulla legge elettorale. Nella lunga maratona oratoria, nell'Aula di Montecitorio, spiccano il fucsia del tailleur di Daniela Santanchè ('il bianco ingrassa', provoca l'esponente di Fi) e la giacca candida provocatoriamente indossata dal leghista Bonanno. Scelta Civica, Nuovo centrodestra e minoranza Pd criticano le ministre che non aderiscono alla battaglia per le quote rose, che riprenderà in ogni caso al Senato. Protestano le deputate del Pd: 'Il gruppo non ha rispettato l'accordo - si autoconvocano dopo il voto - L'accordo era che il gruppo Pd avrebbe dovuto votare l'emendamento, dando in tal senso indicazione di voto e invece non e' andata cosi' visto che i voti a favore sono stati 253 mentre solo noi del Pd siamo 293. Quindi sono mancati molto piu' di 40 voti visto che a favore hanno votato anche esponenti di altre forze politiche'. Stefania Prestigiacomo - che pianse in Consiglio dei Ministri quando Silvio Berlusconi nel 2005 le intimo' di 'non fare la bambina' e affossò le quote rosa che la giovane ministro voleva a tutti i costi - oggi si presenta in divisa bianca e riprende la battaglia. Con lei un vasto fronte bipartisan, che non include le 8 ministre del governo Renzi. 'Faremo la nostra battaglia fino in fondo, anche al Senato e non per femminismo', annuncia Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd a Montecitorio. diverse deputate Pd, che dopo il no dell'Aula si autoconvocano per decidere il da farsi. E cade nel vuoto l'appello di Rosy Bindi a ripensarci sul voto segreto ('in segno di maturita', ciascuno in maniera trasparente si assuma davanti al Paese le sue responsabilita''), chiesto da Forza Italia, Nuovo centrodestra, Fratelli d'Italia ed Udc. Tra le polemiche muove dunque i suoi primi passi nell'Aula della Camera l'Italicum, per il quale Matteo Renzi, che in mattina ha ha avuto anche una accesa discussione con Renato Brunetta, contrario alla parità di genere, auspica un primo si' già oggi, in attesa del 'mercoledì da leoni' in cui il premier svelerà la sua scelta (irpef, irap o entrambe) sui tagli al cuneo fiscale.
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