ANNO 16 n° 274
Italicum, accordo per la Camera. Renzi: Senato? Secondario
05/03/2014 - 09:40

ROMA - Il Pd di Matteo Renzi spiazza le aspettative di molti osservatori anche sulla legge elettorale e stringe un nuovo accordo con Berlusconi su una soluzione che premia Ncd e Angelino Alfano: la nuova legge si applicherà solo alla Camera, mentre al Senato varrà il sistema proporzionale uscito dalla sentenza della Corte costituzionale dell'11 gennaio, con l'obiettivo, auspicato dal presidente del Consiglio, di varare nel giro di 12-18 mesi proprio la riforma che abroga l'attuale configurazione di palazzo Madama.

 

Il nuovo accordo cambia in profondità lo schema di governo di Renzi, il quale puntava ad una legge elettorale immediatamente applicabile in entrambe le Camere. Ma lo schema rischiava di deteriorare i rapporti con Ncd e gli altri partner di governo che spingevano per una riforma che garantisse a tutti la durata della legislatura.

 

In mattinata la quadra è stata trovata su un emendamento inizialmente presentato da due esponenti della minoranza interna del Pd, Giuseppe Lauricella e Alfredo D'Attorre, e riproposto da tutti i partiti minori. L'emendamento sopprime l'intero articolo 2 della riforma, quello che regolava l'elezione del Senato. L'Italicum quindi si applicherà solo alla Camera mentre al Senato si voterebbe, salvo abolizione della attuale Camera Alta, con il cosiddetto 'Consultellum', cioè il proporzionale puro figlio della sentenza della Consulta. Un sistema che, visto l'esistente tripolarismo, condannerebbe alle larghe intese (si commenta in Parlamento) mentre alla Camera ci sarebbe un vincitore.

 

L'accordo è stato sancito da un comunicato di Silvio Berlusconi, al termine di una riunione di Forza Italia: oltre alla 'disponibilità' sull'emendamento, è stato espresso 'grave disappunto per la difficoltà del Presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati'. A sua volta Renzi ha parlato di 'passo importante' sminuendo il fatto che non si legifera per il Senato, visto che si mira ad abrogarlo. Il premier ha pure glissato sull'attacco di Fi ('non capisco le polemiche'), sottolineando che comunque in settimana la riforma si farà.

 

Certo, ora che è al governo 'Renzi vuole durare', come ha osservato la renziana Silvia Fregolent. All'assemblea dei deputati del Pd, il capogruppo Roberto Speranza ha chiesto ai suoi di ritirare tutti gli emendamenti, tranne quelli dell'accordo ed uno sulla parità di genere nelle liste. Speranza è stato accontentato,ma i parlamentari della minoranza hanno insistito sulla preferenza, su cui ci sono diversi emendamenti di M5s, di Sel e di Ndc, sui quali si voterà a scrutinio segreto. E il lettiano Marco Meloni non ha voluto ritirare il suo su questo tema.

 

I più soddisfatti sono gli esponenti di Ncd che da Angelino Alfano a Renato Schifani, da Gaetano Quagliariello a Maurizio Saconi e Fabrizio Cicchitto, esultano. 'Dobbiamo superare il Senato - ha scritto su twitter Alfano -, quindi legge elettorale solo per la Camera. Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe'. Un modo per rassicurare il premier che Ncd non cincischierà.

 

A questo punto il presidente del Consiglio punta tutto sulla riforma costituzionale che abroga il Senato, consegnando però le chiavi della macchina ai senatori - si ragiona in ambienti parlamentari - che potrebbero far slittare il più possibile la riforma che trasforma Palazzo Madama in una Camera delle Regioni dove loro non entreranno più. E questo potrebbe essere uno dei motivi di possibili perplessità del Quirinale - si rileva sempre in ambienti parlamentari - dove si teme che la riforma del Senato vada alle calende greche, benché si apprezzi il fatto che maggioranza e Fi si siano impegnate su questa riforma. La parola passa ora all'Aula della Camera che da domattina inizierà a votare.

 

Matteo e Silvio,intesa blinda governo e dà tempo a Cav - 'Blindare' il patto di maggioranza, mantenere in piedi l'accordo sulle riforme con Forza Italia, far fare un 'importante passo avanti' alla legge elettorale. Al termine di una 'difficile' e tesa mediazione, Matteo Renzi elenca tre obiettivi raggiunti.

 

E' il primo pomeriggio quando Silvio Berlusconi - raccontano fonti parlamentari - gli telefona per comunicargli che ha deciso di aprire un varco nell'intesa fino ad allora blindata sull'Italicum. E dà il via libera alla soluzione che accontenta Ncd e minoranza Pd: si cancellano dal testo le norme che riguardano il Senato, prendendo così un impegno implicito ad 'abolire' la Camera Alta.

 

'Non ho raccolto questa sfida per portare a casa solo la legge elettorale ma tutto il pacchetto delle riforme', dice in serata Renzi ai suoi. 'Sono anni che non si faceva la legge, se serve qualche ora in più non è un problema: si va avanti'. E' per la delicatezza del momento, che il premier gestisce personalmente la partita. 'Portiamo a casa la legge e sarà una rivoluzione', scrive in mattinata su Twitter il premier. Si mostra ottimista, ma è consapevole può ancora tutto saltare. Ncd e minoranza dem hanno alzato le loro barricate sul 'lodo Lauricella', che lega la legge elettorale alla riforma del Senato, ma è inaccettabile per Forza Italia. E allora a Berlusconi vengono prospettate due altre possibili soluzioni: mettere un termine di 12 mesi all'entrata in vigore della legge o cancellare dall'Italicum le norme che riguardano il Senato. Ma la prima soluzione è più impervia, perché osteggiata dalla minoranza Pd e anche da Ncd, disposta al più ad aprire a un termine alternativo di 18 mesi.

 

Quando in tarda mattinata Berlusconi riunisce il vertice di FI a Palazzo Grazioli (presenti i capigruppo ma anche Giovanni Toti, Denis Verdini, Gianni Letta), appare molto contrariato: 'Matteo non ne sta azzeccando una, anche a me ha venduto più cose di quelle che poteva'. Ma entrano in campo i 'mediatori' Verdini e Letta, che ieri hanno incontrato Renzi. Al Cavaliere spiegano che il premier fa fatica a convincere Alfano e minoranza Pd ad approvare l'Italicum così com'è. E riescono a convincerlo a scegliere 'il male minore' e dare il via libera all'emendamento che cancella le norme sul Senato. Non solo, infatti, non vieta che si vada a elezioni anticipate (anche se con due leggi diverse per Camera e Senato), ma soprattutto evita al Cavaliere di essere tagliato fuori dal tavolo delle riforme.

 

Di qui, il via libera. In pubblico e in privato Berlusconi esprime tutto il suo 'disappunto' perché Renzi ha tradito gli accordi e le sue 'aspettative'. Ma tra i parlamentari di FI si osserva che anche il Cavaliere guadagna così un po' di tempo per riorganizzarsi e affrontare i suoi problemi giudiziari prima delle elezioni. Angelino Alfano e i suoi festeggiano intanto l'intesa di massima raggiunta (restano da definire alcuni punti), come una vittoria.

 

E sono soddisfatti che Renzi abbia mantenuto gli impegni presi durante le consultazioni. Il premier non si stanca di sottolineare come aver cancellato le norme sul Senato dalla legge elettorale, vuol dire impegnarsi a cancellare il Senato come organo elettivo. E anche darsi respiro e tempo per fare le riforme costituzionali. Ma la partita è ancora lunga, Renzi ne è consapevole. In ogni caso, confida di poter ottenere importanti 'passi avanti' per il governo proprio nel delicato passaggio della campagna elettorale per le europee, banco di prova per misurare i rapporti di forza tra i partiti. Per poi riprendere e completare la partita delle riforme e dell'eventuale perfezionamento della legge elettorale.

ansa.it






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