ANNO 16 n° 274
Invitata a un matrimonio, tre gradini le impediscono l'accesso alla chiesa
La storia di Maria Laura costretta sulla sedia a rotelle: ''E se la sposa fossi stata io? A volte avere un 'trattamento da cani' per le persone con handicap sarebbe migliorativo''
10/09/2024 - 06:41

VITERBO - Invitata a un matrimonio rischia di rimanere fuori dalla chiesa: tre gradini le impediscono l'accesso. La storia di Maria Laura, costretta sulla sedia a rotelle, ricorda il caso della donna, sulla sedia a rotelle, aiutata nei giorni di ferragosto da due agenti di polizia a uscire dalla cattedrale di San Lorenzo. 

Per Maria Laura stessa condizione e stesso posto. E' stata invitata ad un matrimonio che sarà celebrato nella cattedrale di San Lorenzo.

''Al contrario di tutti gli altri invitati - racconta -  non mi sono dovuta preoccupare solo dell'abito e del parrucchiere ma, vivendo in questa fantastica città, ho dovuto preoccuparsi con ben tre mesi di anticipo della possibilità di entrare nella chiesa luogo dell'evento. E proprio tre mesi fa sono  stata rassicurata telefonicamente dal personale della Curia sul fatto che non ci sarebbe stato alcun problema. Si è parlato di un passaggio alternativo e dell'unica necessità di informare nuovamente la Curia dell'esigenza a pochi giorni dalla celebrazione''.

E così domenica Maria Laura ha nuovamente contattato chi di competenza ''ma - dice - mi è stato risposto che ci sono tre scalini e non è possibile posizionare una pedana per l'accesso. Il problema, ovviamente, è sempre della Soprintendenza o di qualche permesso o di questo o quell'altro cavillo legale. Viviamo in un paese talmente burocratizzato che c'è assolutamente da crederci, quello che mi lascia sbalordita è che undici anni fa, quando ho partecipato alla mostra sulle barriere architettoniche realizzata dalla fotografa Lietta Granato dal titolo 'Io qui non posso entrare', c'era esattamente lo stesso problema''.

Maria Laura ricorda allora di aver ''girato l'Europa, sono entrata nei castelli di Dublino, nelle residenze della principessa Sissi a Vienna, sono arrivata sul tetto di Casa Batllò a Barcellona, sono entrata a San Pietro a Roma, sul tetto anche del Duomo di Milano, guardatevi intorno, vi prego, prendete esempio da qualsiasi altra realtà, può solo fare bene a voi e a noi''.

Maria Laura si abbandona quindi a una amara riflessione: ''viste le innumerevoli situazioni in cui mi trovo quotidianamente a combattere con questo modo di eludere obblighi normativi o di attaccarsi al cavillo normativo proprio per eludere l'obbligo, (sì, c'è anche questo), tenuto conto del titolo provocatorio della mostra di ormai undici anni fa, dalla quale poco o niente sembra essere cambiato, fiera della sensibilità con cui si fanno scelte giuste e rispettose nei confronti dei nostri amici a quattro zampe, fino a vederli entrare in negozi in cui io non posso, fino a scegliere, giustamente, di modificare tradizioni come gli spettacoli pirotecnici nel rispetto della loro salute e della loro tranquillità. Alla luce di tutto questo vi pregherei di rivolgere questa sensibilità anche verso le persone con handicap, che non hanno bisogno di indorare una pillola di cui conoscono perfettamente il sapore con l'utilizzo di inutili eufemismi, hanno bisogno di entrare in chiesa per un matrimonio, o in gelateria per scegliere i gusti di una coppetta. Avere un 'trattamento da cani' in alcuni casi, contro ogni attribuzione semantica a cui siamo avvezzi, potrebbe essere migliorativo''.

Maria Laura ora è in attesa di ''ricevere notizie dalla curia vescovile per sapere se riusciranno a trovare una soluzione, altrimenti dovrò aspettare fuori e perdermi la cerimonia, ma c'è una domanda che mi ronza in testa: 'E se la sposa fossi stata io?'






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