ANNO 16 n° 275
Intesa Monti-Merkel sul debito
05/05/2012 - 09:47

Un’apposita emissione di titoli di Stato, prima delle ratifiche nazionali del trattato europeo «Fiscal compact», per liquidare il debito che le amministrazioni centrali dei singoli Stati dell’Unione Europea hanno con le imprese. È questa la sostanza dell’intesa tra il presidente del consiglio Mario Monti e il cancelliere Angela Merkel che dovrebbe essere portata e discussa nella riunione Ecofin prevista per il prossimo 13 maggio.

L’accordo - ancora da definire nei dettagli e che soprattutto deve ancora passare al vagli di Bruxelles - è frutto di una fitta serie di telefonate tra il presidente del Consiglio e il Cancelliere tedesco. Per l’Italia l’intesa permetterebbe di sbloccare almeno venti miliardi di euro. Cifra che potrebbe salire di altri sessanta miliardi qualora dovesse riguardare i debiti delle Asl e delle aziende ospedaliere ai rispettivi fornitori.

L’asse tra Roma e Berlino per risolvere la contabile assurdità secondo la quale se uno stato è indebitato verso le imprese questo non viene valutato come debito, è forte. Senza contare che in questo modo emergerebbero tutta un’altra serie di debiti che sinora gli stati non hanno contabilizzato e che però rischiano di complicare l’applicazione del Fiscal Compact. Prima di arrivare all’intesa, che sta molto a cuore anche a paesi come il Portogallo e la Spagna, restano ancora da risolvere alcuni aspetti tecnici che dovrebbero aiutare a rendere trasparente ed «emerso» tutto il debito dei singoli stati. Compreso quello degli enti territoriali, delle Casse e delle istituzioni che in questi anni hanno sostenuto in molti paesi, il sistema bancario.

Qualche giorno fa, nel corso del convegno organizzato dalla fondazione Italiani Europei con Joseph Stiglitz e Massimo D’Alema, era stato lo stesso Mario Monti a spiegare che bisognava «parlare con la Germania per dire che la logica del Fiscal Compact è quella di mettere un corsetto intorno al settore pubblico perché non debordi nel pagare il settore privato», ma «se per rispettare questo principio il settore pubblico non paga il settore privato, siamo al paradosso».

Monti «con la Germania» ha parlato più volte in questi giorni e, in stretta sintonia con il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, sta mettendo a punto i meccanismi che permetterebbero di risolvere «sul piano europeo - come ha sottolineato - il nodo dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione». Infatti, per evitare che il nostro spread riprenda a volare oltre la fatidica soglia dei quattrocento punti, Monti ha bisogno di portare a casa un accordo europeo che metta tutti sullo stesso piano. Compresa la Germania della Merkel che in questo modo potrebbe cominciare a contabilizzare i mutui emessi dal Kreditanstalt fur Wiederaufbau (KfW 80% dello Stato e 20% dai lander), che a differenza dei bund non compongono il debito pubblico tedesco, e potrebbe cominciare ad accontentare le richieste dei lander. Compresi quelli dove si voterà domenica.

La trattativa avviata da Monti in Europa dopo il via libera tedesco, si affianca sul piano interno all’iniziativa del ministro Passera che da tempo lavora ad un accordo con le banche per sbloccare il credito alle imprese in difficoltà per colpa dei ritardi della Pa. Inoltre la cartolarizzazione del debito della pubblica amministrazione, attraverso l’emissione di bot e btp, permetterebbe all’Italia di allinearsi ai tempi europei, a resta ancora da capire quale sarà l’entità dell’emissione che verrà autorizzata, visto che le cifre fornite in questi giorni dal governo parlano di venti miliardi di debiti insoluti, mentre per i tecnici che hanno assistito il segretario del Pdl Angelino Alfano nella sua proposta di compensazione fiscale, parlano di ottanta miliardi. Quasi il 4% del pil.

Lo stretto rapporto di Monti con la Merkel, terrorizzata dall’esito quasi scontato delle presidenziali francesi, sembra dare i suoi frutti. L’ammorbidimento di Berlino si spiega con l’esigenza, sottolineata da Monti sempre nel convegno organizzato da Italianieuropei, «di fare un’operazione di trasparenza sul debito della Pa verso le imprese: emersione, pagamento, correzione delle statistiche e, da quel momento rien ne va plus». In questo modo la Merkel, puntando su un tema sul quale i suoi concittadini sono particolarmente sensibili dopo l’esperienza dei bilanci falsi della Grecia, trova il modo per autorizzare una boccata d’ossigeno in tutti paesi dell’Unione. Una spinta keynesiana che aumenta il debito complessivo, ma senza turbare gli equilibri tra i paesi a colpi di rialzi dello spread.

ilmessaggero.it






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