

RONCIGLIONE - ''Evidente la necessità di interrompere la captazione di acqua dal lago e di rifornire di acqua potabile con mezzi alternativi le popolazioni'', così come sono ''altresì necessari interventi per la bonifica e la tutela dell’ecosistema del lago di Vico''.

Sono le parole con cui la dottoressa Antonella Litta ha concluso il suo intervento al trentunesimo congresso nazionale dell’Associazione medici per l’ambiente-Isde, sul tema: ''Un’esperienza dal territorio. 15 anni di studio, documentazione e segnalazioni del degrado delle acque del lago di Vico e dei possibili e connessi rischi per la salute delle popolazioni residenti nei comuni di Caprarola e Ronciglione''. L’incontro si è tenuto lunedì 30 e martedì 31 maggio a Sansepolcro (Arezzo) nella Sala Congressi di Aboca.
''La compromissione della qualità delle acque del lago di Vico – ha esordito Litta - è nota da anni ed oggetto di studi, ricerche e progetti da parte di Enti e Università (Istituto superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche - Cnr, Università della Tuscia, Università di Roma La Sapienza e Università degli Studi Roma Tre). Essa si caratterizza per la marcata riduzione del quantitativo di ossigeno, aumento della clorofilla e della biomassa algale ed è da attribuirsi alle massive fioriture del Cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto comunemente alga rossa e di altre specie cianobatteriche. Presenze ormai stabili e consistenti dell’ecosistema lacustre vicano e da mettersi in relazione alle attività antropiche che si svolgono nella caldera lacustre in particolare alla monocoltura intensiva della nocciola. Questa situazione determina da anni l’impossibilità di accesso in piena sicurezza ad acque salubri e pulite per le popolazioni residenti''.
Isde di Viterbo da oltre 15 anni studia e documenta ''il degrado dell’ecosistema di questo bacino e i possibili e connessi rischi per la salute delle popolazioni di Caprarola e Ronciglione che da questo lago captano, per la stragrande maggioranza, le acque distribuite nei loro acquedotti comunali''. ''L’azione di documentazione e studio – ha detto ancora Liatta - si è svolta attraverso la richiesta e la raccolta costante di documenti pubblici ottenuti dalla Asl di Viterbo, dall’Arpa Lazio, dall’Istituto superiore di Sanità, dalla Regione Lazio e dall’Ispra. Segnalazioni con richiesta di intervento sono state inviate nel corso degli anni alle competenti Istituzioni, locali, regionali, nazionali ed europee''.
Questa azione ha prodotto alcuni risultati importanti. Di seguito: l’interessamento ''costante del Commissario europeo all’ambiente anche a seguito di svariate interrogazioni parlamentari presentate a livello europeo, nazionale e regionale''; l’attenzione di ''numerose trasmissioni televisive su canali nazionali e stranieri''; l’''aumento della consapevolezza del problema tra i cittadini e gli agricoltori''; ''iniziative del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, del cui comitato scientifico Isde è componente, per l’avvio di progetti di riduzione dell’uso di fertilizzanti e pesticidi nella caldera del lago e per la conversione al biologico delle attuali colture''.