

TUSCANIA - Il consigliere regionale Marco Cacciatore (Gruppo Misto) ha presentato una sul progetto per la realizzazione di un parco eolico nei comuni di Tuscania e Arlena di Castro con torri alte 250 metri, chiedendo ''alla Giunta di tutelare una zona già fin troppo sfruttata sul fronte dell’energia eolica. Senza dimenticare la massiccia presenza di impianti fotovoltaici installati su terreni a destinazione agricola che meritavano di essere preservati''. ''La ricerca di energie rinnovabili – spiega Cacciatore - non può essere scusa per deturpare aree di grande valore paesaggistico e ambientale, rischiando poi di non risolvere il problema dell’apporto energetico. Proprio in questi giorni si sta discutendo alla Pisana il Piano energetico nazionale. Troppo spesso ha prevalso la tendenza di insediare impianti senza prestare attenzione ai reali fabbisogni. Al contrario dobbiamo sapere di quanta energia rinnovabile c’è bisogno nel Lazio. E su questa base pianificare dove collocare gli impianti. Soprattutto, dobbiamo sempre agire di concerto con le comunità locali e fare in modo che gli insediamenti non coincidano con aree da tutelare''.
Nella premessa della sua interrogazione Cacciatore ricorda che ''l’area in questione è con tutta evidenza di grande pregio paesaggistico e su di essa sono presenti innumerevoli siti archeologici (necropoli etrusche, Museo archeologico nazionale, area archeologica di colle San Pietro ed altro) meta di turismi di attività di ricerca e studio e di connesse attività economiche (ricettività, ristorazione, servizi)'' e che ''sul territorio esistono già impianti eolici e fotovoltaici per la produzione di energia e che, quindi, appare eccessiva la realizzazione di nuovi impianti tenendo anche conto che sul quadrante nord tirrenico della Regione Lazio sono presenti numerosi impianti di produzione energetica con elevatissimi impatti paesaggistici ed ambientali che tra l’altro hanno causato conseguenze sulla salute dei residenti''.
Oltre a questi aspetti, il consigliere rammenta che ''l’area in questione è effettivamente agricola e che la produzione energetica e la cessione di suolo per questi usi stia snaturando in modo irreversibile le caratteristiche peculiari di questa area con il rischio del tutto plausibile della dimissione dei terreni per uso agricolo''. Cacciatore contesta poi il fatto che la ''documentazione presentata ai vari enti per le autorizzazioni dalla società proponente non sia mai stata sottoposta a un’adeguata analisi delle popolazioni e degli enti locali prima ancora che questa fosse depositata in modo da attuare quanto previsto dalla convenzione di Aarhaus che tra l’altro prevede 'il pubblico interessato è informato nella fase iniziale del processo decisionale in materia ambientale in modo adeguato, tempestivo ed efficace, mediante pubblici avvisi o individualmente'''. E infine ''che le linee guida per lo svolgimento del procedimento unico relativo alla installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile stabiliscono che la realizzazione i tali impianti è considerata altamente critica, in quanto crea pregiudizio al paesaggio, nelle aree agricole interessate da produzione agricola-alimentare di qualità (produzioni dop, doc, docg)'' e che 'è considerata una condizone critica la realizzazione di parchi eolici all’interno di aree di importanza avifaunistica, aree di nidificazione di grandi rapaci o altri uccelli rari, aree corridoio per l’avifauna migratoria interessate da flussi costanti di uccelli nei periodi primaverili ed autunnali (valichi appenninici, zone umide) nonché aree prossime ad ambienti utilizzati da popolazioni di chirotteri. Si evidenza il tutto vista la presenza limitrofa della riserva naturale di Tuscania''.
Alla luce di tutto ciò, Cacciatore ''interroga il presidente della giunta e gli assessori regionali competenti per sapere come intendano intervenire per tutelare l’eccezionale patrimonio artistico, archeologico e paesaggistico di quell’area; quali azioni intendano porre in essere per evitare che attività di produzione energetica già fortemente presenti in quell’area della nostra regione non arrechino danni irreversibili all’economia locale incentrata sulla promozione e valorizzazione dei beni culturali e sullo studio delle importanti componenti del territorio; come intendano intervenire per evitare che la sottrazione di terreno a vocazione agricola e la creazione di potenti incentivi economici determinino l’abbandono di tutte le attività legate all’economia agricola rendendo la produzione energetica l’unica forma di economia locale snaturando aree di pregio della nostra regione; come intendano intervenire affinché siano rese pubbliche le informazioni, anche in collaborazione con i competenti organi dello Stato, sulla totalità dei progetti presentati nei vari settori di produzione energetica, sul quale, finalmente, programmare tutte le attività previste nel Piano energetico regionale ancora in discussione e quindi non ancora approvato; come intendano intervenire affinché l’approvazione di tali progetti non infici completamente le previsioni del suddetto piano energetico regionale cosi come sta accadendo per altre tipologie di impianti (rifiuti); quali azioni intendano intraprendere affinché anche sul territorio della Regione Lazio si costruiscano le Comunità energetiche con le quali la produzione di energia da fonti rinnovabili invece di generare esclusivamente profitti per gli investitoti, cagionando spesso gravi ripercussioni sugli aspetti economici, paesaggistico-ambientali dei territori e sulla salute dei cittadini, sia destinata all’autoconsumo della popolazione residente e delle aziende locali privilegiando quelle a minor impatto ambientale sia nel periodo d’esercizio sia a conclusione dell’attività produttiva''.