ANNO 16 n° 274
Interrogatorio fiume per Penati Davanti ai pm con un trolley di carte
09/10/2011 - 17:25

Puntuale, Filippo Penati si è presentato domenica mattina alle 9.30 al comando della guardia di finanza di Monza per farsi sentire dai pubblici ministeri titolari dell'inchiesta sul presunto giro di tangenti per le aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni. L'ex esponente del Pd, sospeso, è arrivato accompagnato dai suoi legali Nerio Diodà e Matteo Calori. Portava con sé un trolley nero, elemento che fa ipotizzare che Penati, indagato per corruzione, concussione e illecito finanziamento ai partiti, voglia mostrare al sostituto procuratore documentazione propria. Era stato infatti lo stesso Penati a chiedere di essere sentito dalla procura che lo indaga per le stesse accuse per cui, ad agosto i pm avevano chiesto il suo arresto, poi rigettato dal gip. Poco dopo il suo arrivo, sono entrati negli uffici anche il pm Walter Mapelli e la collega Franca Macchia. Come previsto è stato un interrogatorio fiume, proseguito anche nel pomeriggio.

SUA DECISIONE - I temi sui quali dovrebbe articolarsi l'interrogatorio, oltre alle presunte mazzette legate alle aree ex Marelli ed ex Falck, sono i rapporti con le cooperative che avrebbe «imposto» nelle operazioni immobiliari, l'affaire Milano-Serravalle e il capitolo su «Fare Metropoli», l'associazione usata per finanziare la campagna elettorale di Penati. Penati, ex sindaco di quella che fu la Stalingrado d'Italia, a più di due mesi dalla «bufera» giudiziaria che lo ha travolto, ha scelto di parlare per chiarire punto per punto la sua posizione e respingere tutte le accuse. Accuse pesanti che hanno portato i pm a insistere con la richiesta di arresto per lui e per il suo ex braccio destro Giordano Vimercati: hanno infatti impugnato davanti al Tribunale del Riesame di Milano il provvedimento con cui lo scorso 25 agosto il gip monzese Anna Magelli aveva respinto la richiesta di arresto per entrambi. L'udienza è stata fissata per il prossimo 21 ottobre.

LA STORIA - E non è un caso che a distanza di una decina di giorni da questo appuntamento delicato, Penati, dopo aver parlato con interviste e comunicati, abbia scelto di farsi interrogare con l'intento di chiarire ogni episodio contestato: dunque, salvo colpi di scena, non solo risponderà ad ogni domanda sui fatti al centro dell'indagine, ma anche, se gli verrà dato spazio, dovrebbe ricostruire il suo percorso politico-istituzionale a partire dal '94, quando per la prima volta venne eletto sindaco di Sesto San Giovanni, e i suoi rapporti con gli imprenditori Giuseppe Pasini e Piero Di Caterina, i suoi due grandi accusatori, e poi con Vimercati, con l'architetto Renato Sarno e con Bruno Binasco, manager del Gruppo Gavio. Sarno, professionista legato a Penati, e Binasco, sono anche tra i protagonisti, il primo come intermediario e il secondo come componente del Cda di Codelfa (controllata dalla società autostradale tortonese), dell'operazione con cui a Di Caterina nel 2008 è stato versato un assegno da due milioni di euro emesso dalla stessa Codelfa e incassato nel 2010. Assegno giustificato come caparra per una compravendita immobiliare non andata a buon fine di un terreno a Sesto, dietro il quale, secondo l'inchiesta, si celerebbe la restituzione, per conto di Penati, di una parte delle presunte tangenti («finanziamenti» per circa tre milioni e mezzo) versate a Di Caterina.

(Corriere della Sera.it)






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