

VITERBO - Poco più di quattro mesi e poi si deciderà se mettere un punto definitivo all'intero processo. Potrebbe esplodere come una bolla di sapone, senza lasciare alcuna traccia di sé, uno dei tre procedimenti penali per droga nati dall'operazione Drago del 2011.
Ventuno imputati in tutto che devono rispondere davanti al giudice Giacomo Autizi di favoreggiamento nei confronti dei loro fornitori di droga, che, durante gli interrogatori per sommarie informazioni di circa quattro anni fa, avrebbero cercato di coprire in tutti i modi. Bugie, scuse e dichiarazioni poco attendibili che verrebbero smascherate dalle centinaia di intercettazioni raccolte dagli inquirenti: si tratta di telefonate e messaggi, spesso in codice, che inchioderebbero alla sbarra i consumatori e i loro pusher. Pusher, che a loro volta, stanno affrontando un processo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Ma, nonostante siano vicende collegate, quella è un'altra storia.
Qui si parla di favoreggiamento. E forse ancora per poco, perché alla prossima udienza fissata per il 15 febbraio, il giudice Autizi si esprimerà sulle richieste dei difensori dei 21 ragazzi. Secondo loro, l'intero procedimento sarebbe da bloccare data un'anomalia al momento degli interrogatori nella caserma dei carabinieri.
''Nell'istante stesso in cui i ragazzi sono diventati indagati per favoreggiamento, gli interrogatori dei carabinieri si sarebbero dovuti interrompere. Avrebbero dovuto chiamare gli avvocati e poi riprendere - ha spiegato Franco Taurchini - ma nei verbali non c'è alcuna traccia dì ciò''.
Ecco perché le loro posizioni sarebbero da rivalutare completamente e le ipotesi di reato a loro carico dovrebbero cadere: durante gli interrogatori non sarebbero stati tutelati i diritti di difesa che la legge prevede. Così come ha ammesso, in parte, anche il carabiniere Di Cristoforo, chiamato a testimoniare in aula.
''Quando abbiamo raccolto le dichiarazioni dei ragazzi, abbiamo fatto loro delle domande. Ma non sapevano che eravamo in possesso di tutte le intercettazioni e ne conoscevamo il contenuto''.
Un'anomalia nel modus operandi che potrebbe compromettere l'intero procedimento penale, a vantaggio dei 21 imputati.
La maxi inchiesta Drago prese il via nel maggio 2012, quando i carabinieri sgominarono un enorme giro di vendita e consumo di sostanze stupefacenti. In 40 finirono in manette, a seguito di un blitz notturno. A febbraio la prossima udienza.