

VITERBO – Una multa di 2300 euro. Un risarcimento danni di 5000. E il pagamento di tutte le spese processuali, comprese quelle della parte civile. Caro è costato ad una giovane imprenditrice di cani Weimaraner l’aver riempito la propria pagina facebook di insulti e offese nei confronti di un suo diretto concorrente. Concorrente non di poco conto, se si pensa che è Dario Raimondi Cominesi, uno dei più grandi allevatori della razza in questione e rappresentante del Weimaraner club d’Italia.
Lei di Oriolo Romano. Lui di Lodi. Una passione comune, trasformata in lavoro, che li ha portati, nelle aule di tribunali: per la donna l’accusa di diffamazione.
''Sei una persona incompetente, un nano malefico che non sa preservare la razza''. E ancora. ''Spero che la tua stirpe si estingua... Usi i cani al posto del pisello che non hai''. Questo il tenore dei post pubblicati, a distanza di dieci giorni nel febbraio 2010.
Ed è proprio l’uomo, che presentò querela nei confronti di C.S e che si è costituito parte civile nel processo, a ripetere le frasi una ad una in aula, di fronte al giudice monocratico Silvia Mattei.
''Sono conosciuto a livello nazionale e immediatamente questi insulti hanno fatto il giro dello stivale: ho subito una derisione lavorativa, personale e sociale.''.
A nulla sono servite le parole della difesa, che ha puntato sull’impossibilità di stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, che sia stata proprio la donna a pubblicare certe frasi sul suo profilo. Molto spesso, infatti, l’identità registrata sul social network non corrisponde a quella reale.
Per il giudice non la tesi non regge: la donna è colpevole e dovrà pagare. E anche salato.