

VITERBO - ''Daremo segnali di austerità, sobrietà, umiltà e trasparenza per ricostruire la fiducia dei cittadini nella politica. Sono sereno, sarò il presidente di tutti. Ora al lavoro pancia a terra''. Con queste parole, pronunciate al suo ingresso nel palazzone della Regione Lazio, è iniziata l'avventura da governatore del Lazio di Nicola Zingaretti. Un'istituzione raso al suolo dallo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari di tutti i partiti (ad eccezione dei Radicali), al centro di un caso politico-giudiziario senza precedenti.
Il neogovernatore ha giurato ieri pomeriggio nelle mani del presidente della Corte d'Appello Giorgio Santacroce. Poi l'ingresso nella sede della giunta in via Cristoforo Colombo.
Zingaretti è arrivato sotto l'acquazzone con la sua auto privata, una Renault Scenic chiara. Completo scuro, cappotto. All'ingresso del palazzo, tra le guardie giurate in alta uniforme, ha trovato una folla di dipendenti pronta ad applaudirlo. A fare gli onori di casa però non c'era l'uscente Renata Polverini, che in Regione non mette piede da mesi. Da lei, si dice, nessun segnale. C'è però il vicepresidente Fabio Armeni (Pdl). ''Lascio la Regione in buone mani. Zingaretti farà bene'' afferma. Con lui il capo di gabinetto uscente Pietro Zoroddu.
''Cosa farò oggi? Salgo i gradini...'' scherza il neogovernatore con i cronisti che lo inseguono fino al primo piano. Lui stringe mani, saluta il personale, dai funzionari agli addetti alle pulizie, alle guardie giurate.
''Il mio pensiero - ha detto prima di entrare nel suo ufficio, allestito al secondo piano, insieme con i più stretti collaboratori - va a tutti i cittadini e le cittadine che hanno guardato a noi con grande speranza: lavoreremo per essere degni di questa fiducia. Noi siamo qui in maniera transitoria - ha aggiunto - per governare, per i cittadini, la cosa pubblica. Questa deve essere l'unica ossessione di un amministratore. Governare per chi ci ha dato l'onore di avere questa posizione di responsabilità. Faremo di tutto - ha concluso - anche per dare una mano all'Italia''. Il primo impegno ufficiale di Zingaretti è stato fissato per questa mattina, alla Conferenza delle Regioni.
Resta aperta la questione giunta. Da oggi, stabiliscono le norme, ha dieci giorni per formarla. I nomi certi restano sempre gli stessi: Massimiliano Smeriglio alla vicepresidenza, Michele Civita all'Urbanistica o ai Rifiuti, la pontina Sonia Ricci (in pole per l'Agricoltura). Sembra meno forte l'ipotesi di Monique Veaute alla Cultura (incarico per il quale ricorre anche il nome di Guido Fabiani). Le donne restano un nodo da sciogliere: si parla di Cecilia D'Elia e Paola Concia. Da definire anche la rappresentanza territoriale, con il Pd reatino Fabio Refrigeri in corsa per rappresentare il Lazio Nord (Viterbo e Rieti).
Da occupare la complicata casella Bilancio: Zingaretti vorrebbe una persona di prestigio per la sua ''giunta del presidente'', come l'ha definita il segretario del Pd Laziale Enrico Gasbarra, e che sarà tutta ''esterna''.