ANNO 16 n° 146
Insediato il questore Giorgio Di Munno, 30 anni contro il crimine organizzato
Sulla città: “Viterbo, bella anche urbanisticamente, mi ricorda Perugia: quasi calma. Quasi, perché la tranquillità apparente va interpretata”
26/05/2026 - 18:42

VITERBO - Viterbo accoglie il nuovo questore, Giorgio Di Munno, presentato oggi pomeriggio nella sede di viale Mariano Romiti. Dirigente superiore della Polizia di Stato, Di Munno porta con sé trent’anni di servizio tra crimine organizzato e squadre mobili: un profilo che promette attenzione investigativa e una gestione operativa rigorosa, con un tocco di pragmatismo. “Sono appena arrivato: non conosco ancora niente e nessuno, mi servirà tempo per inquadrare la realtà,” ha chiarito, con sobrietà e senza trionfalismi.

Due le coordinate fissate al debutto: un bagaglio professionale costruito sul campo e un rapporto franco con la stampa, “determinante” nei limiti imposti dalle inchieste. La sua carriera, riconosciuta con fiducia dal capo della polizia, si è divisa tra commissariati ad alta intensità di polizia giudiziaria (Lamezia Terme, Gioia Tauro, San Severo) e squadre mobili, anche distrettuali (Perugia, Ancona, Venezia, Padova). “Sono sedi dove si matura un’esperienza importante,” ha spiegato, ribadendo un metodo basato su ascolto, analisi e azione.

Di Munno ha inquadrato il perimetro di lavoro: autorità provinciale di pubblica sicurezza condivisa con il prefetto per gli aspetti politico-amministrativi e la questura per la gestione tecnico-operativa. Nel passaggio di consegne con il predecessore, il dottor Silipo, definito “dirigente di altissimo spessore” il confronto è stato “a 360 gradi”: organizzazione interna e bisogni del territorio compresi. Sul ricambio frequente ai vertici, una battuta misurata: “È fisiologico, mediamente 2 o 3 anni. Questa è la mia dodicesima sede.” Tradotto: l’esperienza non manca, la valigia è sempre pronta, ma la bussola resta ferma.

Sulla città, il nuovo questore offre una lettura lucida: “Viterbo, bella anche urbanisticamente, mi ricorda Perugia: quasi calma. Quasi, perché la tranquillità apparente va interpretata. C’è un sottofondo, ogni tanto, anche qui.” Il riferimento è alla “costanza” dei reati di spaccio e alle dinamiche tipiche della provincia italiana: senza normalismi, senza allarmismi, e senza mai abbassare la guardia. L’umorismo, appena accennato, serve a ricordare che il mestiere di polizia è fatto di realismo: vedere sotto la superficie, senza farsi prendere dalla retorica.

All’orizzonte, il primo banco di prova è già segnato sul calendario: il 3 settembre, la Macchina di Santa Rosa. “Assolutamente sì, lo sapevo prima di arrivare,” risponde Di Munno, sorridendo alla domanda di un cronista. “La questura si muoverà con anticipo, forte di una struttura collaudata e dell’obiettivo chiaro: garantire sicurezza e partecipazione”.






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