ANNO 16 n° 266
Inquinamento da Pfas, valori nella norma a Viterbo e Tarquinia
Livelli non preoccupanti nelle acque cittadine, secondo la ricerca di Greenpeace
25/01/2025 - 07:03

VITERBO - Inquinamento da Pfas, i valori raccolti nelle città di Viterbo e Tarquinia non destano preoccupazione. A rivelarlo sono i dati elaborati da Greenpeace e presentati ieri a Roma. La fotografia sulla qualità delle acque del nostro Paese ha preso in considerazione il dato provinciale e regionale mappando a livello geografico le aree con maggiore criticità. Tra queste restano escluse le due città di Tarquinia e Viterbo dove i valori di Pfas restano sotto soglia.

LE ANALISI

I prelievi sono stati effettuati su 260 campioni in 235 comuni direttamente dalle fontane pubbliche. Il campionamento ha avuto luogo tra settembre e ottobre 2024. 'I Pfas - spiega Greenpeace - noti anche come “inquinanti eterni”, sono sostanze chimiche impiegate in svariati processi industriali per la produzione di numerosi beni di consumo per via delle loro proprietà (idrorepellenza, trattamenti antimacchia, resistenza termica e alla corrosione e basso coefficiente d’attrito). Una volta rilasciati nell’ambiente si degradano lentamente e sono molto pericolosi per la salute, potenzialmente cancerogeni. In 206 campioni su 260 analizzati è stata trovata almeno una delle 58 sostanze PFAS monitorate. Nel Lazio sono stati riscontrati 8 campioni positivi su 11 (circa l'80 percento)'.

A Tarquinia la somma di Pfas evidenziata nella rete idrica è compresa nel range tra 1 e 10 nanogrammi per litro. A Viterbo è pari a zero. A Ceccano, in provincia di Frosinone il dato oscilla tra i 21 e i 31 nanogrammi per litro. E' il dato più alto registrato a livello regionale, mentre a livello nazione i comuni con le concentrazioni maggiori sono Arezzo (104,3), Milano (90,1) e Perugia (57)

MANCATA REGOLAMENTAZIONE

'Ad oggi - fa sapere ancora Greenpeace - la presenza dei Pfas non è regolamentata nelle acque potabili nazionali e, solo tra un anno, a inizio 2026, entrerà in vigore in Italia la direttiva europea 2020/2184 che prevede un valore limite relativamente alla presenza complessiva di 24 Pfas pari a 100 nanogrammi per litro. Il governo Meloni deve rompere il silenzio su questa crisi, da tempo infatti Greenpeace Italia ha lanciato una petizione per chiedere al governo di mettere al bando l'uso e la produzione di tutti i Pfas, sostituendoli con alternative più sicure e già disponibili nella quasi totalità dei settori industriali'.






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