

VITERBO – Avrebbe costretto la figlia ad inginocchiarsi e a farsi leccare i piedi. L’avrebbe ripetutamente umiliata. E, in più di un’occasione, aggredita fisicamente. Per questo la 44enne ucraina, L.Z. è stata condannata ad un anno e quattro mesi di reclusione.
Su di lei, le accuse di maltrattamenti e lesioni nei confronti della figlia, all’epoca dei fatti minorenne e vittima silenziosa dei soprusi della madre.
Venerdì mattina, davanti al giudice per le udienze preliminari, l’udienza a porte rigorosamente chiuse e la sentenza di condanna, giunta per rito abbreviato.
A rappresentare la giovane parte civile, oggi divenuta maggiorenne, l’avvocato Luigi Mancini, che ha chiesto e ottenuto una provvisionale pari a 5 mila euro.
Gli episodi, risalenti ad un periodo precedente al 2014, sarebbero stati numerosi e frequenti. Nonché violenti. Come quando la 44enne, preda dell’alcool e visibilmente alterata a livello psicofisico, avrebbe aggredito la figlia con un coltello da cucina, colpendola alla schiena. O ancora, afferrandola per i capelli, l’avrebbe sbattuta più volte contro il muro, prendendola a calci.
Il tutto, mentre la giovane A., classe 1998, si sentiva ripetere che sarebbe stato meglio se non fosse nata, che avrebbe dovuto soffrire e poi morire.
''Inginocchiati e leccami i piedi'' sarebbe stato solamente uno dei bizzarri ordini impartiti dalla madre. La disubbidienza? Non era contemplata. Ad ogni minima ribellione, facevano seguito violente percosse.
Lunedì mattina la condanna.