

Di Massimiliano Morelli
ROMA - La crisi colpisce tutti i settori, i numeri dell’Istat mostrano ampiamente gli effetti distruggenti sul commercio delle nuove misure di contenimento per contrastare la pandemia.
È stato un anno orribile, l’autunno è stato ancor più nero e le previsioni indicano che anche l’inverno e più in generale i prossimi mesi non faranno segnare un’inversione di rotta. Fra i negozi in grave crisi, quelli di abbigliamento. “Per la crisi dei negozi di moda, che rischiano una vera e propria apocalisse – spiega Torti, il segretario generale di Federmoda-Confcommercio - servono misure choc.
Per la cronaca Cna Federmoda, che rappresenta le piccole imprese del settore, ha avvertito che gli ordini sono molto scarsi: il fatturato di artigiani e PMI della moda ha subito un calo di oltre il trenta per cento.
“Noi abbiamo comprato dieci mesi fa la merce esposta oggi e quindi – sottolinea Torti - nel caso della collezione invernale addirittura prima della diffusione della pandemia, a gennaio-febbraio dell’anno scorso. E ora, tra gennaio e febbraio, partiranno gli ordini per la nuova collezione 2021-2022”. Sfortunatamente il tutto rimarrà nei magazzini. Soltanto il settore alimentare sembrerebbe stabile, mentre tutti gli altri sono in caduta libera. “Per il comparto non alimentare – racconta Carlo Alberto Buttarelli, direttore relazioni con la filiera e ufficio studi di Federdistribuzione - si chiude un anno con un consuntivo pesantemente negativo, con perdite di fatturato tra il 20% e il 40% a seconda del settore”. Il trend negativo è destinato a proseguire a inizio 2021 con i saldi partiti a macchia di leopardo e accolti trepidamente dai consumatori.