



VITERBO - “Viterbo è in recessione come l’80% delle provincie italiane. Per quanto concerne l’aumento dell’energia e del gas, secondo le proiezioni da parte di alcune compagnie a cui ci rivolgiamo per seguire gli andamenti, verso i mesi di settembre ed ottobre si avranno ulteriori rincari di circa il 20% e non si vedranno miglioramenti almeno fino al 2023”.
Il presidente di Confconsumatori, Antonio Nobili, illustra il panorama generale e drastico in cui si trova l’Italia e di conseguenza anche Viterbo. Infatti, secondo i dati ISTAT a giugno l’inflazione è salita (+8%), un livello che non si registrava dal 1986 (quando fu pari a +8,2%). Si segnala un’accelerazione dei prezzi che va dai Beni energetici agli altri comparti merceologici, comprendente beni e servizi.
“Viterbo non riesce ad alzare la testa da diversi anni – prosegue Nobili -, se la situazione non migliora le imprese e le aziende saranno costrette a chiudere sempre di più e i lavoratori dovranno vivere con assistenza e sussistenza al posto delle entrate economiche derivanti dal proprio lavoro. A Civita Castellana le aziende stanno producendo il 30% in meno. Questo significa che non riescono ad immagazzinare a causa dei ripetuti rincari”.
Secondo il presidente di Confconsumatori per evitare la suddetta recessione c’è bisogno di investimenti mirati all’occupazione e all’industria, “servirebbe un miracolo poiché la situazione è veramente drammatica”, conclude Nobili.
“Viterbo è in recessione come l’80% delle provincie italiane. Per quanto concerne l’aumento dell’energia e del gas, verso i mesi di settembre e ottobre, si avranno ulteriori rincari di circa il 20%, secondo le proiezioni da parte di alcune compagnie a cui ci rivolgiamo per seguire gli andamenti e questa situazione drammatica durerà almeno fino al 2023”.
Il presidente di Confconsumatori, Antonio Nobili, illustra il panorama generale e drastico in cui si trova l’Italia e di conseguenza anche Viterbo. Infatti, secondo i dati ISTAT a giugno l’inflazione è salita (+8%), un livello che non si registrava dal 1986 (quando fu pari a +8,2%). Si segnala un’accelerazione dei prezzi che va dai Beni energetici agli altri comparti merceologici, comprendente beni e servizi.
“Viterbo non riesce ad alzare la testa da diversi anni – prosegue Nobili -, se la situazione non migliora le imprese e le aziende saranno costrette a chiudere sempre di più e i lavoratori dovranno vivere con assistenza e sussistenza al posto delle entrate economiche derivanti dal proprio lavoro. A Civita Castellana le aziende stanno producendo il 30% in meno. Questo significa che non riescono ad immagazzinare a causa dei ripetuti aumenti”.
Secondo il presidente di Confconsumatori per evitare la suddetta recessione c’è bisogno di investimenti mirati all’occupazione e all’industria, “servirebbe un miracolo poiché la situazione è veramente drammatica”, conclude Nobili.