


VITERBO - Infermieri sul piede di guerra. Sotto accusa le condizioni di sicurezza in cui gli operatori si troverebbero a lavorare nel mezzo dell’emergenza Covid: poche divise e dispositivi di protezione individuale di scarsa qualità.
E’ quanto affermano in una nota i segretari di quattro organizzazioni sindacali: Gubbiotto (Confael), Perazzoni (Nursing Up), Pagnani (Cisas) e Valiani (Ugl): ''Nonostante le numerose contestazioni e segnalazioni su evidenti disfunzioni organizzative, a oggi nulla o poco è cambiato e in alcuni casi forse peggiorato''. I sindacati hanno proclamato lo stato di agiotazione dei lavoratori e per i prossimi giorni annunciano ''una assemblea che sfocerà in un sit-in di protesta presso la sede della Asl''. Nel frattempo hanno scritto una lettera al prefetto e al sindaco di Viterbo, in quanto massima autorità sanitaria, per chiedere un ''incontro propositivo a tutela dei dipendenti e degli utenti''. Un appello raccolto dalla consigliera Luisa Ciambella (Partito democratico), che sul caso ha presentato una interrogazione ad Arena.
Ad esempio, denunciano i sindacati, ''domenica 6 dicembre alcuni infermieri erano disperati, in quanto non avevano a disposizione divise pulite da indossare, si è arrivati al punto di tenere le poche divise disponibili, in qualche unità operativa, chiuse a chiave per evitare che da altre unità operative vengano asportate di nascosto. Questi fatti avvenivano durante la naia nella leva militare obbligatoria dei decenni passati. Non è concepibile che a tutt’oggi per prendere servizio si sia costretti a rubarsi le divise tra colleghi''.
Oltre alla carenza delle divise - sostengono sempre Confael, Nursing Up, Cisas e Ugl - ''ci risulta che i dispositivi di protezione individuale, siano di scarsa qualità, i copriscarpe sono come un ‘velo di cipolla’ rompendosi mentre vengono indossate e costringendo gli operatori sanitari a coprirsi le scarpe con sacchetti per i rifiuti che, su richiesta, gli vengono lasciati dagli addetti della ditta esterna. Che dire poi delle tute ermetiche che pur nuove arrivano bucate e rattoppate con cerotti; risparmiare ve bene, ma non sulla pelle dei lavoratori, fornendo loro dpi la cui inadeguatezza per la scarsa qualità è certa''.
E ancora: ''I pazienti Covid 19 vengono ancora trasportati da una unità operativa all’altra con semplici barelle e con, soltanto, una mascherina chirurgica creando panico tra gli utenti che si recano in ospedale per effettuare esami o per ritirare i referti. Ma nonostante le nostre contestazioni, al momento delle barelle a contenimento biologico non si vede traccia''.
Sul caso, come detto, è intervenuta Ciambella. L’esponente dem invita il sindaco ad attivarsi subito: ''Il lavoro dei nostri operatori sanitari, medici, infermieri è encomiabile, come ha detto Papa Francesco, sono gli eroi che stanno scrivendo la storia. Proprio per questo meritano da parte nostra un sostegno e un’attenzione non generica ma sostanziale”. Ma la tranquillità, aggiunge l’esponente del Pd, ''va garantita anche ai tanti pazienti che per emergenze non Covid si rivolgono alle nostre strutture ospedaliere. Strutture che debbono essere poste in condizione, per quanto più possibile, di non far rischiare loro il contagio del virus. Infatti, le statistiche di questi giorni ci evidenziano come i ricoverati per altre patologie se colpiti dal Covid preso in ospedale vanno più frequentemente di altri in contro al decesso. Per questo la separazione delle strutture, i percorsi rigidamente separati, la scrupolosa applicazione sostanziale e non solo formale delle normative nazionali e del Cts possono rappresentare l’unico vero deterrente. Forse il rapido espletamento dei lavori di adeguamento dei pronto soccorso e di emergenza potrebbero contribuire ulteriormente alla tranquillità dei pazienti ricoverati e del personale sanitario''.