

Una giornata delicatissima in India per la sorte dei due marò italiani arrestati per la morte di due pescatori uccisi in uno scontro a fuoco il 15 febbraio 1. Oggi i giudici del Kerala, lo stato meridionale in cui è avvenuto l'incidente, decideranno su tre questioni: 1) la giurisdizione, ovvero se deve essere l'India o l'Italia a condurre il processo. 2) Le prove balistiche, ovvero se gli italiani possono o meno assistere al prosieguo degli esami balistici, dopo aver partecipato soltanto al sequestro delle armi a bordo e all'apposizione dei sigilli. 3) Ma soprattutto la decisione sul prolungamento del fermo in una guest house della polizia oppure il trasferimento dei due militari nel carcere criminale centrale dello Stato, da Kochi a Trivandrum.
Quest'ultima questione sembra essere diventata la più delicata, visto che stamane su tutti i giornali indiani ci sono articoli sul fatto che il capo della polizia del Kerala, Jacob Punnoose, ha chiesto che lo stato di fermo venga tramutato in vero e proprio arresto giudiziario. Ovvero che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengano trasferiti in una normale prigione del Kerala e non godano più del privilegio di questa sorta di 'arresti domiciliari' in cui ricevono di continuo l'assistenza degli ufficiali della Marina Militare e sono riusciti ad incontrare anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi.
Ieri sera Terzi ha proseguito il suo viaggio di Stato passando dal Vietnam a Singapore. Nonostante uno stato febbrile abbastanza pesante, il ministro non ha interrotto la missione e ha continuato a seguire il caso dei due marò. Quando ha avuto notizia del fatto che il laboratorio forensico del Kerala aveva bloccato la partecipazione degli esperti dei carabinieri 2 alle prove balistiche, ha rilasciato una dichiarazione molto dura: 'Se i nostri esperti non ci sono, non abbiamo garanzie. Queste continue novità sul piano procedurale e legale non sono assolutamente un segnale positivo'.
Altro elemento: la polizia investigativa sta valutando da giorni se mettere sotto inchiesta anche il comandante della nave Enrica Lexie, Umberto Vitelli. La petroliera è ancora ancorata al largo di Kochi, bloccata dalla polizia indiana, e potrebbe lascaire l'India solo dopo il versamento di una cauzione che non avrebbe influenza con gli aspetti penali dell'inchiesta. Ma da giorni la polizia indiana lascia filtrare notizie sulla stampa sulla possibilità di incriminare (e quindi arrestare) anche Vitelli, in quanto responsabile di tutto quanto è accaduto a bordo delle Lexie il pomeriggio del 15 febbraio.
A completare il quadro delle brutte notizie per i due militari italiani in India, c'è una notizia di cronaca arrrivata questa mattina: due pescatori sono stati uccisi al largo del kerala questa notte da una nave mercantile che ha travolto la loro barca e non si è fermata ad offrire assistenza. Ci sono altri 4 pescatori dispersi e 4 feriti seriamente. Prevedibilmente il nuovo incidente non farà che aggiungere tensione al caso della Lexie, rendendo ancora più difficile qualsiasi negoziato politico e diplomatico con l'India.
(Repubblica.it)