


VITERBO - C’era anche una rappresentanza di infermieri della provincia di Viterbo al flash mob organizzato ieri dal sindacato Nursing Up in piazza Santissimi Apostoli, a Roma. Slogan dell'iniziativa: mai più come prima.
Tante le questioni su cui il sindacato ha sollevato l’attenzione, a partire dalla diversità di trattamento tra operatori sanitari nell’emergenza Covid. Come ha spiegato Filippo Mario Perazzoni, referente Nurisng Up per l’Alto Lazio: ''L’8 maggio 2020 gli operatori malati nella regione erano 465, di cui il 50% erano infermieri, 1/3 erano medici, il resto sono gli altri operatori sanitari. Nel Lazio, le indennità di 100 euro, promesse, erogabili per tutti i mesi, durante il periodo Covid, fino a dicembre, sono state distribuite a macchia di leopardo, ma non ancora in tutte le aziende. Le indennità Covid, spesso annunciate, forse verranno erogate per il 27 di giugno, ma non a tutti. Stiamo già rilevando numerose sorprese circa le erogazioni, ci sono colleghi che sono convinti che percepiranno qualcosa, ma nella busta paga potrebbero rilevare delle sorprese. Il personale no Covid, perché in teoria non esposto al Covid, non percepirà nessuna forma d’incentivo, benché abbia lavorato in forte carenza di Dpi. Non interessa a nessuno. La Regione aveva fatto una mezza proposta di 300 euro, da erogare ai così detti non esposti, ma, non ne abbiamo saputo più nulla. La Regione Lazio, inoltre, non ha erogato gli incentivi Covid come nelle altre regioni, dal momento che il 50%, almeno, della sanità nel Lazio è affidata al privato, e non ci risulta siano tutti previsti nell’erogazione degli incentivi Covid, mentre anche nel pubblico il 50% è esternalizzato, quindi anche quest’ultimi non sarebbero contemplati negli incentivi Covid''.

Ma la lista delle doglianze non finisce qui. Ecco, punto per punto, le richieste di Nurisng Up:
1) Un'area contrattuale infermieristica che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche.
2) Risorse economiche sufficienti per garantire una indennità infermieristica che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, non una ''una tantum'' e riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, sempre esistite, ma rese evidenti proprio da Covid-19.
3) Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo.
4) Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione con o senza esiti temporanei o permanenti.
5) Immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio. Aggiornamento altrettanto immediato della programmazione degli accessi universitari, perché gli infermieri attuali non bastano, ne mancano 53mila ma gli Atenei puntano ogni anno al ribasso.
6) Aggiornamento della normativa sull’accesso alla direzione delle aziende di servizi alla persona, dove l’emergenza ha dimostrato che non è possibile prescindere da una competenza sanitaria di tipo assistenziale a garanzia degli ospiti.
7) Superare, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, il vincolo di esclusività, concretizzando un’intramoenia che consenta di prestare attività professionale a favore di strutture sociosanitarie (Rsa, case di riposo, case di cura e strutture residenziali, riabilitative), anche per far fronte alla gravissima carenza di personale infermieristico di tali realtà .
8) Tutte le richieste ed innovazioni sopra riportate, dovranno essere considerate tra i requisiti richiesti per procedere con l’accreditamento e l’autorizzazione delle strutture private.
9) Direttive e risorse finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti del comparto, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.
10) Direttive e nuove risorse finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06, e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento , valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati.