ANNO 16 n° 275
Inchiesta Opinione
campo di battaglia
per la conquista
del controllo del Pdl
24/03/2012 - 02:03

VITERBO – Che Paolo Gianlorenzo, direttore del quotidiano L’Opinione di Viterbo, usi il giornale come una clava, o meglio come un manganello, è cosa nota. Lo dimostrano le innumerevoli querele che ha collezionato e che, probabilmente, sta continuando a collezionare. E’ altrettanto noto che Gianlorenzo è avvezzo da sempre a straparlare e strascrivere. Così si è infilato in una storia più grande di lui, facendo la fine del bambino che maneggiando un giocattolo troppo complicato si fa male. Molto male. Tra qualche anno, visti i tempi della giustizia, si saprà se sia davvero colpevole di tentata estorsione, truffa e falso ideologico. Reati che sono stati ipotizzati dalla procura della Repubblica anche a carico di Viviana Tartaglini, giornalista e amministratore della cooperativa che edita, con una formula bizantina, L’Opinione. E per ultima, all’assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli, nei cui confronti la procura ha ipotizzato il concorso nel reato di tentata estorsione.

La Birindelli è stata coinvolta nelle indagini per aver fatto pubblicare sul L’Opinione alcune inserzioni pubblicitarie sulle iniziative intraprese dal suo assessorato a favore degli agricoltori laziali, per un importo di 18mila euro. Qualcuno, preso a manganellate da Gianlorenzo, ha elaborato un teorema che suona più o meno così: “Gli attacchi che mi vengono rivolti da L’Opionione stanno ai 18mila euro di pubblicità che l’assessore Birindelli ha fatto avere al giornale…”. Ha pero omesso di illustrare la seconda parte del teorema: “Come lo scontro in atto tra me e la Birindelli, quindi tra me e il sindaco di Viterbo Giulio Marini eccetera, eccetera, sta alla conquista del controllo del Pdl in provincia di Viterbo”.

Insomma, Gianlorenzo, minchione qual è, si è infilato in mezzo al tritacarne delle guerre intestine combattute da alcuni personaggi politici (si fa per dire) locali. Degli gnomi che hanno perso il senso della misura e vorrebbero controllare un partito che, loro stessi, hanno portato in avanzato stato di decomposizione.

Del resto è altamente improbabile, anzi impossibile, che Gianlorenzo sia in grado solo di tentare di estorcere alcunché a un imprenditore come Piero Camilli. Quale sia il nesso tra le pesanti e stupide invettive che il direttore dell’Opinone, secondo quanto riferito da alcuni giornalisti estromessi dalla cooperativa, avrebbe pronunciato contro il presidente del consiglio provinciale e il tentativo di estorsione lo sa, al momento, solo il pm che lo ha indagato. Tuttavia, lo stesso Camilli ha mostrato di non tener in alcun conto sia il personaggio che le sue affermazioni.

Da parte sua, l’assessore Birindelli ha diffuso una nota in cui si dice “assolutamente certa di poter dimostrare la mia totale estraneità ai fatti a me addebitati e sono altresì determinata a rappresentare all’autorità giudiziaria inquirente tutti gli elementi relativi alla vicenda, al fine di definire il procedimento nel più breve tempo possibile e con la totale chiarificazione della mia posizione”. L’assessore conclude annunciando “di aver già dato mandato ai miei avvocati di perseguire ogni opportuna via legale nei confronti di chi mi ha diffamata”. Chissà a chi si riferisce?






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